Deputato di Forza Italia fin dal 1994, è coordinatore del partito di Berlusconi in Lombardia ed è stato presidente della commissione parlamentare sulle Comunicazioni e membro della commissione di vigilanza sulla Rai. Ma Paolo Romani è un pioniere delle tv private. A metà degli anni Settanta aveva messo in piedi, con Marco Taradash, Tele Livorno. Era stato vicino a Nichi Grauso, in Sardegna, ai tempi eroici di Videolina. Era diventato editore di Millecanali, rivista specializzata per l’emittenza radiotelevisiva. Negli anni Ottanta aveva lavorato per Alberto Peruzzo al lancio di Rete A. Poi lo aveva chiamato Salvatore Ligresti a guidare Telelombardia, da cui era uscito per mettersi in proprio, con Lombardia 7 Tv. La sua rete aveva acquistato una certa notorietà: produceva un telegiornale, aveva una redazione di cinque giornalisti; ma il programma forte di Lombardia 7 era Vizi privati, strip caserecci condotti da una scatenata Maurizia Paradiso. Con l’ingovernabile Maurizia, Romani finisce per litigare e la leggenda dice che lo scontro sia stato fisico e doloroso.
In politica Romani, che era un giovane liberale, resta folgorato sulla via di Arcore e nel 1994 segue Berlusconi in Forza Italia. È subito eletto deputato. Si trasferisce a Roma, abbandona la tv al suo destino e, almeno formalmente, nel 1996 la cede. Ha venduto davvero? Nel mondo delle private c’è chi ne dubita, chi sussurra di falsa vendita, di accordi di portage. Un giovane giornalista che ha lavorato a Lombardia 7 racconta che almeno fino al 1997 Romani veniva n visita alla tv ed era ancora considerato il «padrone» a tutti gli effetti. E certamente resta, almeno fino al 12 gennaio 1998, legale rappresentante di Lombardia Pubblicità, di cui continua a essere azionista.
Fatto sta che, nel dicembre 1997 i nuovi padroni risolvono a loro modo il problema dei debiti. Smembrano la tv: i debiti li lasciano alla vecchia società, che viene posta in liquidazione e si avvia serena verso il fallimento; la parte sana (con le frequenze) viene invece venduta per circa 3,5 miliardi di lire a una società, Telegestioni srl, controllata dagli stessi venditori. Alla nuova gestione stanno a cuore solo due cose: le frequenze, bene prezioso che prima o poi si vende bene (e infatti nell’estate 2003, le frequenze di Lombardia 7 stavano per essere vendute a carissimo prezzo alla Rai di Flavio Cattaneo e solo l’intervento di Lucia Annunziata, allora presidente della Rai, ha bloccato l’operazione); e la pubblicità, attraverso cui, con un giro di fatture false o gonfiate, si ricavano parecchi miliardi (almeno 81 tra il 1997 e il 2001). Nel 1999 Lombardia 7 fallisce, lasciando debiti per oltre 12 miliardi di lire.
E Paolo Romani? Viene indagato per bancarotta fraudolenta e false fatture. Il pubblico ministero di Monza chiede il suo proscioglimento, perché Romani è uscito dalla società prima che questa precipitasse nel crac. Il giudice preliminare impone però l’imputazione coatta per bancarotta preferenziale: anche lui avrebbe contribuito a mandare in malora la sua tv, anzi sarebbe stato lui a iniziare la valanga, perché prima di lasciare agli amici la patata bollente, tra il 1994 e il 1996 ha prelevato dalle casse della sua tv circa un miliardo di lire, condannandola al fallimento. Scrive il giudice: «Già nel marzo 1994 Lombardia 7 Tv Srl ha accumulato un debito imponente e lotta sostanzialmente per sopravvivere, ricorrendo ai tipici espedienti della società in stato di predecozione, quali il mancato pagamento di tasse e contributi allo scopo di tirare comunque avanti. Pacifica è l’impossibilità per la società di fronteggiare le proprie obbligazioni attraverso gli ordinari strumenti di pagamento. Nonostante ciò, proprio da quel periodo in poi, Romani si fa versare dalla fallita somme tali da consentirgli non solo di recuperare i propri conferimenti, ma anzi da determinare un credito in favore di Lombardia 7 Tv Srl».
L’udienza preliminale termina però con un pieno proscioglimento: per Romani niente bancarotta. Il suo nome è anche nell’elenco dei politici che ricevono generosi finanziamenti dalla Banca popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani. In effetti Romani ha bisogno di soldi: sta pagando circa 400 mila euro come risarcimento al curatore fallimentare di Lombardia 7.
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