sabato 19 giugno 2010

Parla TutanTolaindalcul XXXIV della Terza Dinastia del Dio Denaro!


Altavilla (Vicenza), 18 giu. - (Adnkronos/Ign) - "Il problema è che stiamo cercando di portare avanti un progetto industriale italiano che non ha equivalenti nella storia dell'Europa. Io non conosco in Europa nemmeno un'azienda che è stata disposta, ha avuto il coraggio ed è capace di spostare la produzione da un paese dell'Est di nuovo in Italia". Così l'ad del gruppo Fiat, Sergio Marchionne è tornato sulla vicenda di Pomigliano, al termine della cerimonia di conferimento del master honoris causa al governatore di Bankitalia, Mario Draghi, da parte della fondazione Cuoa.

Marchionne è un fiume in piena: "Qui stiamo facendo discussioni sui giornali, in tv su principi di ideologia che ormai non hanno più corrispondenza con la realtà: parliamo di storie vecchie di 30, 40, 50 anni fa. Parliamo ancora di 'padrone' contro il lavoratore: cose che non esistono più. Il mondo è cambiato e allora o decidiamo di competere veramente a livello internazionale o altrimenti l'Italia non avrà un futuro a livello di manifatturiero. Se la vogliamo ammazzare me lo dite: lo facciamo. Io sono disposto a fare quello che vogliono gli altri".

E sull'accordo si dispiace di "tutte queste polemiche" perché "doveva essere fondamentalmente ed estremamente semplice". Della Fiom non contesta la scelta ma, sottolinea, "non mi risconosco come industriale nei discorsi che vengono fatti dalla Fiom: questa non è la Fiat che gestiamo noi, non è la Fiat che esiste, parliamo di mondi diversi. E' proprio un discorso completamente sballato". E sembra che non ci sia alcun margine di apertura: "Le posizioni sono state prese e sono piuttosto chiare". Quanto al referendum, sottolinea: "Mi aspetto un esito positivo, vedremo cosa succede".

L'ad del gruppo Fiat Sergio Marchionne dice "io sono orgoglioso di essere italiano. E se la Fiat non avesse voluto bene a questo paese non avrebbe mai fatto una mossa simile: 20 miliardi di investimenti, con un raddoppio della produzione e stiamo discutendo di un discorso teorico su un 'affronto' alla Costituzione italiana. Ma stiamo scherzando? Lunedì scorso lo stabilimento di Termini Imerese è andato in sciopero e l'unica ragione era che stava giocando la nazionale italiana. Di più Marchionne sbotta "cerchiamo di smetterla di prenderci per i fondelli... e come lo fanno a Termini Imerese, l'hanno fatto a Pomigliano e in tutti gli altri stabilimenti italiani. Allora -avverte Marchionne- o facciamo il nostro lavoro seriamente o la Fiat non è interessata".

La guerra, quindi, tra Fiom e Fiat resta aperta. ''Non c'è nessuna trattativa. E se le proposte rimangono queste la Fiom, che non ha firmato, non firmerà", dice Maurizio Landini, segretario della Fiom, precisando sul referendum che è ''illegittimo", perché "mette in votazione una violazione della Costituzione e, in secondo luogo, non è libero perché impedisce ai lavoratori di dire liberamente sì o no''.

Secondo Landini quella della Fiom ''non è una posizione estremista'' ma lascia liberi i lavoratori ''non abbiamo dato nessuna indicazione di voto. Non vogliamo che gli operai diventino degli eroi''. Poi uno spiraglio: "Siamo disponibili a trattare, ma occorre che il contratto nazionale di lavoro e le leggi vadano tutelate''.

Sulla questione interviene di nuovo anche il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. ''Pomigliano costituisce un punto di riferimento e rappresenta molto in termini di metodo'', afferma spiegando che di non aver "ipotizzato la riproducibilità di quell'accordo legato a delle anomalie specifiche, ma il metodo va considerato''. Il ministro si è detto ''fiducioso sulla valutazione dei lavoratori'', chiamati il 22 giugno prossimo a esprimere la propria idea sul contratto proposto dalla Fiat. '' Sono convinto -conclude- che buoni accordi siano destinati a transitare''.

giovedì 17 giugno 2010

Non solo i dipendenti pubblici, ma anche gli invalidi, i farmacisti, i sindaci e i presidenti di Regione. Ogni giorno che passa si allunga la schiera di quanti lamentano di essere stati danneggiati dalla manovra del Governo, 24 miliardi di "tagli e sacrifici" per dirla con le parole del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, nata con l'obiettivo di sottrarre l'Italia dalle minacce della speculazione internazionale. Misura che ha già ricevuto il disco verde della Commissione Europea e che ora si appresta a sbarcare in Parlamento.

Per Regioni ed enti locali rischio crack
Gli ultimi - in ordine di tempo - a far sentire la loro voce sono stati i governatori regionali. Un presidente di centrodestra come Roberto Formigoni (Lombardia) non ha esitato a parlare di misura "a rischio di incostituzionalità" che "mette al rischio il federalismo fiscale", appoggiando così le riserve avanzate da numerosi governatori di centrosinistra, secondo i quali i tagli da qui fino al 2012 peseranno sui loro conti per oltre 10 miliardi di euro. Verrebbero colpiti soprattutto i fondi per il trasporto pubblico, le infrastrutture di viabilità, l'edilizia residenziale pubblica e l'istruzione.
Sulle stesse posizioni si trovano gli enti locali, con le province che si preparano a un taglio dei trasferimenti per 300 milioni di euro nel 2011 e 500 milioni nel 2012, mentre i comuni dovranno fare i conti con tagli pressoché doppi. Soldi, che secondo sindaci e presidenti delle province si tramuteranno in altrettante riduzioni di servizi per i cittadini, dai trasporti locali ai servizi sociali, come scuole e asili nido.

Stipendi congelati nel pubblico
Tra i lavoratori, a lamentarsi più di tutti sono i dipendenti pubblici, che da qui al 2013 vedono congelati gli stipendi, mentre è prevista una riduzione del 5% per chi percepisce più di 90mila euro lordi annui. Di pari passo proseguirà il blocco del turn-over e coloro che andranno in pensione non potranno essere sostituiti nemmeno da dipendenti a termine (salvo alcune eccezioni). Per le donne entra in funzione da subito l'equiparazione delle pensioni di vecchiaia a quelle degli uomini (65 anni). Ma gli interventi sulle pensioni riguardano anche i dipendenti privati, con l'introduzione dal 2011 di una finestra mobile per la pensione di vecchiaia: in sostanza, una volta maturati i requisiti occorrerà attendere sei mesi per mettersi a riposo.
La riduzione della spesa farmaceutica prevista dalla manovra toglie il sonno anche ai farmacisti, che paventano il rischio di chiusura per il 20% delle farmacie italiane, buona parte delle quali situate nei centri rurali.

Pedaggi più alti sulle autostrade
Non bastassero i recenti rialzi sui prezzi dei carburanti, gli automobilisti si preparano a fare i conti con la possibilità di introdurre il pedaggio su tratti di strade di connessione con i tratti autostradali.
Infine va segnalato l'intervento relativo all'invalidità. Al fianco di maggiori controlli per combattere il fenomeno dei falsi invalidi, la manovra alza dal 74 all'80% la quota di invalidità necessaria per ottenere l'assegno di invalidità. Una misura che, secondo alcuni analisti, priverebbe la maggior parte dei malati di cirrosi epatica, down e malattie mentali dei 256 euro di assegno mensile. In molti casi l'unica fonte di reddito.


Il testo dell'accordo su Pomigliano


1) Orario di lavoro
La produzione della futura Panda si realizzerà con l'utilizzo degli impianti di produzione per 24 ore giornaliere e per 6 giorni la settimana, comprensivi del sabato, con uno schema di turnazione articolato a 18 turni settimanali.

L'attività lavorativa degli addetti alla produzione e collegati (quadri, impiegati e operai), a regime ordinario e ferma la durata dell'orario individuale contrattuale, sarà articolata su tre turni giornalieri di 8 ore ciascuno a rotazione, secondo i seguenti orari:
•primo turno dalle ore 6.00 alle ore 14.00, con la mezz'ora retribuita per la refezione dalle ore 13.30 alle ore 14.00;
•secondo turno dalle ore 14.00 alle ore 22.00, con la mezz'ora retribuita per la refezione dalle ore 21.30 alle ore 22.00;
•terzo turno dalle ore 22.00 alle ore 6.00 del giorno successivo, con la mezz'ora retribuita per la refezione dalle ore 5.30 alle ore 6.00.
La settimana lavorativa avrà pertanto inizio alle ore 6.00 del lunedì e cesserà alle ore 6.00 della domenica successiva.

Lo schema di orario prevede il riposo individuale a scorrimento nella settimana.
L'articolazione dei turni avverrà secondo lo schema di turnazione settimanale di seguito indicata: 1° - 3° - 2°

Il 18° turno, cadente tra le ore 22.00 del sabato e le ore 6.00 del giorno successivo, sarà coperto con la retribuzione afferente la festività del 4 Novembre e/o con una/due festività cadenti di domenica (sulla base del calendario annuo), con i permessi per i lavoratori operanti sul terzo turno maturati secondo le modalità previste dall'accordo 27 Marzo 1993 (mezz'ora accantonata sul terzo turno per 16 turni notturni effettivamente lavorati pari a 8 ore) e con la fruizione di permessi annui retribuiti (P. A. R. contrattuali) sino a concorrenza.

Le attività di manutenzione saranno invece svolte per 24 ore giornaliere nell'arco di 7 giorni la settimana per 21 turni settimanali. L'attività lavorativa degli addetti (quadri, impiegati e operai), a regime ordinario, sarà articolata su 3 turni strutturali di 8 ore ciascuno, con la mezz'ora retribuita per la refezione nell'arco del turno di lavoro a rotazione e con riposi individuali settimanali a scorrimento.

L'orario di lavoro giornaliero dei lavoratori addetti al turno centrale (quadri, impiegati e operai) va dalle ore 8.00 alle ore 17.00, con un'ora di intervallo non retribuito.

Per i quadri e gli impiegati addetti al turno centrale si conferma l'attuale sistema di flessibilità dell'orario di lavoro giornaliero (orario in entrata dalle ore 8 alle ore 9 calcolato a decorrere dal primo dodicesimo di ora utile). In alternativa, su richiesta delle Organizzazioni Sindacali nel caso in cui intendessero avvalersi della facoltà di deroga a quanto previsto dal D. Lgs. 66/2003 e successive modifiche e integrazioni in materia di riposi giornalieri e settimanali.

Lo schema di orario per lo stabilimento prevede, a livello individuale, una settimana a 6 giorni lavorativi e una a 4 giorni. L'articolazione dei turni avverrà secondo lo schema di turnazione settimanale di seguito indicata: 3° - 2° - 1°
Nella settimana a 4 giorni saranno fruiti 2 giorni consecutivi di riposo secondo il seguente schema:
- lunedì e martedì
ovvero
-mercoledì e giovedì
ovvero
-venerdì e sabato.

Preso atto delle richieste da parte delle Organizzazioni Sindacali dei lavoratori, al fine di non effettuare il 18° turno al sabato notte, lo stesso viene anticipato strutturalmente alla domenica notte precedente. Pertanto il riposo settimanale domenicale avviene dalle ore 22 del sabato alle ore 22 della domenica.

2) Lavoro straordinario
Per far fronte alle esigenze produttive di avviamenti, recuperi o punte di mercato, l'azienda potrà far ricorso a lavoro straordinario per 80 ore annue pro capite, senza preventivo accordo sindacale, da effettuare a turni interi.

Nel caso dell'organizzazione dell'orario di lavoro sulla rotazione a 18 turni, il lavoro straordinario potrà essere effettuato a turni interi nel 18° turno, già coperto da retribuzione secondo le modalità indicate al capitolo orario di lavoro, o nelle giornate di riposo.

L'Azienda comunicherà ai lavoratori, di norma con 4 giorni di anticipo, la necessità di ricorso al suddetto lavoro straordinario e terrà conto di esigenze personali entro il limite del 20% con sostituzione tramite personale volontario.

Con accordo individuale tra azienda e lavoratore, l'attività lavorativa sul 18° turno potrà essere svolta a regime ordinario, con le maggiorazioni del lavoro notturno: in tal caso non si darà corso alla copertura retributiva collettiva del 18° turno.

Il lavoro straordinario, nell'ambito delle 200 ore annue pro capite, potrà essere effettuato per esigenze produttive, tenuto conto del sistema articolato di pause collettive nell'arco del turno, durante la mezz'ora di intervallo tra la fine dell'attività lavorativa di un turno e l'inizio dell'attività lavorativa del turno successivo. In questo caso la comunicazione ai lavoratori del lavoro straordinario per esigenze produttive saranno effettuate con un preavviso minimo di 48 ore.

3) Rapporto diretti-indiretti
Con l'avvio della produzione della futura Panda e in relazione al programma formativo saranno riassegnate ai lavoratori le mansioni necessarie per assicurare un corretto equilibrio tra operai diretti e indiretti, garantendo ai lavoratori la retribuzione e l'inquadramento precedentemente acquisiti, anche sulla base di quanto previsto dall'art. 4, comma 11, Legge 223/91. Inoltre, a fronte di particolari fabbisogni organizzativi potrà essere richiesto ai lavoratori, compatibilmente con le loro competenze professionali, la successiva assegnazione ad altre postazioni di lavoro.

4) Bilanciamenti produttivi
La quantità di produzione prevista da effettuare per ogni turno, su ciascuna linea, e il corretto rapporto produzione/organico saranno assicurati mediante la gestione della mobilità interna da area ad area nella prima ora del turno in relazione agli eventuali operai mancanti o, nell'arco del turno, per fronteggiare le perdite derivanti da eventuali fermate tecniche e produttive.

5) Organizzazione del lavoro
Per riportare il sistema produttivo dello stabilimento Giambattista Vico alle migliori condizioni degli standard internazionali di competitività, si opererà, da un lato, sulle tecnologie e sul prodotto e, dall'altro lato, sul miglioramento dei livelli di prestazione lavorativa con le modalità previste dal sistema WCM e dal sistema Ergo-UAS.

Le soluzioni ergonomiche migliorative, derivanti dall'applicazione del sistema Ergo-UAS, permettono, sulle linee a trazione meccanizzata con scocche in movimento continuo, un regime di tre pause di 10 minuti ciascuna, fruite in modo collettivo, nell'arco del turno di lavoro, che sostituiscono le attuali due pause di 20 minuti ciascuna. Sui tratti di linea meccanizzata denominati "passo - passo", in cui l'avanzamento è determinato dai lavoratori mediante il cosiddetto "pulsante di consenso", le soluzioni ergonomiche migliorative permettono un regime di tre pause di 10 minuti ciascuna, fruite in modo collettivo o individuale a scorrimento sulla base delle condizioni tecnico-organizzative, che sostituiscono le attuali due pause di 20 minuti ciascuna. Per tutti i restanti lavoratori diretti e collegati al ciclo produttivo le soluzioni ergonomiche migliorative permettono la conferma della pausa di 20 minuti, da fruire anche in due pause di 10 minuti ciascuna in modo collettivo o individuale a scorrimento.

Con l'avvio del nuovo regime di pause, i 10 minuti di incremento della prestazione lavorativa nell'arco del turno, per gli addetti alle linee a trazione meccanizzata con scocche in movimento continuo e per gli addetti alle linee "passo-passo" a trazione meccanizzata con "pulsante di consenso", saranno monetizzati in una voce retributiva specifica denominata "indennità di prestazione collegata alla presenza".

L'importo forfetario, da corrispondere solo per le ore di effettiva prestazione lavorativa, con esclusione tra l'altro delle ore di inattività, della mezz'ora di mensa e delle assenze la cui copertura retributiva è per legge e/o contratto parificata alla prestazione lavorativa, per tutti gli aventi diritto, in misura di 0,1813 euro lordi ora. Tale importo è onnicomprensivo ed è escluso dal TFR, dal momento che, in sede di quantificazione, si è tenuto conto di ogni incidenza sugli istituti legali e/o contrattuali e pertanto il suddetto importo forfetario orario è comprensivo di tutti gli istituti legali e/o contrattuali.

6) Formazione
E' previsto un importante investimento in formazione per preparare i lavoratori e metterli in condizioni di operare nella nuova realtà produttiva. Le attività formative si svolgeranno contemporaneamente alla ristrutturazione degli impianti e saranno fortemente collegate alle logiche WCM. I corsi di formazione saranno tenuti con i lavoratori in cigs e le Parti convengono fin d'ora che la frequenza ai corsi sarà obbligatoria per i lavoratori interessati. Il rifiuto immotivato alla partecipazione nonché l'ingiustificata mancata frequenza ai corsi, oltre a dar luogo alle conseguenze di legge, costituirà a ogni effetto comportamento disciplinarmente perseguibile.

Non sarà richiesto a carico Azienda alcuna integrazione o sostegno al reddito, sotto qualsiasi forma diretta o indiretta, per i lavoratori in cigs che partecipino ai corsi di formazione.

7) Recuperi produttivi
Le perdite della produzione non effettuata per causa di forza maggiore o a seguito di interruzione delle forniture potranno essere recuperate collettivamente, a regime ordinario, entro i sei mesi successivi, oltre che nella mezz'ora di intervallo fra i turni, nel 18° turno (salvaguardando la copertura retributiva collettiva) o nei giorni di riposo individuale.

8) Assenteismo
Per contrastare forme anomale di assenteismo che si verifichino in occasione di particolari eventi non riconducibili a forme epidemiologiche, quali in via esemplificativa ma non esaustiva, astensioni collettive dal lavoro, manifestazioni esterne, messa in libertà per cause di forza maggiore o per mancanza di forniture, nel caso in cui la percentuale di assenteismo sia significativamente superiore alla media, viene individuata quale modalità efficace la non copertura retributiva a carico dell'azienda dei periodi di malattia correlati al periodo dell'evento. A tale proposito l'Azienda è disponibile a costituire una commissione paritetica, formata da un componente della RSU per ciascuna delle organizzazioni sindacali interessate e da responsabili aziendali, per esaminare i casi di particolare criticità a cui non applicare quanto sopra previsto.

Considerato l'elevato livello di assenteismo che si è in passato verificato nello stabilimento in concomitanza con le tornate elettorali politiche, amministrative e referendum, tale da compromettere la normale effettuazione dell'attività produttiva, lo stabilimento potrà essere chiuso per il tempo necessario e la copertura retributiva sarà effettuata con il ricorso a istituti retributivi collettivi (PAR residui e/o ferie) e l'eventuale recupero della produzione sarà effettuato senza oneri aggiuntivi a carico dell'azienda e secondo le modalità definite.

Il riconoscimento dei riposi/pagamenti, di cui alla normativa vigente in materia elettorale, sarà effettuato, in tale fattispecie, esclusivamente nei confronti dei presidenti, dei segretari e degli scrutatori di seggio regolarmente nominati e dietro presentazione di regolare certificazione. Saranno altresì individuate, a livello di stabilimento, le modalità per un'equilibrata gestione dei permessi retribuiti di legge e/o contratto nell'arco della settimana lavorativa.

9) Cigs
Il radicale intervento di ristrutturazione dello stabilimento Giambattista Vico per predisporre gli impianti alla produzione della futura Panda presuppone il riconoscimento, per tutto il periodo del piano di ristrutturazione, della cassa integrazione guadagni straordinaria per ristrutturazione per due anni dall'avvio degli investimenti, previo esperimento delle procedure di legge.
In considerazione degli articolati interventi impiantistici e formativi previsti nonché della necessità di mantenimento dei normali livelli di efficienza nelle attività previste, non potranno essere adottati meccanismi di rotazione tra i lavoratori, non sussistendone le condizioni.

10) Abolizione voci retributive
A partire dal 1° gennaio 2011 sono abolite le seguenti voci retributive, di cui all'accordo del 4 maggio 1987 Parte III (Armonizzazione normativa e retributiva):
-paghe di posto
-indennità disagio linea
-premio mansione e premi speciali.

Le suddette voci, per i lavoratori per i quali siano considerate parte della retribuzione di riferimento nel mese di dicembre 2010, saranno accorpate nella voce "superminimo individuale non assorbibile" a far data dal 1° gennaio 2011 secondo importi forfettari.

11) Maggiorazioni lavoro straordinario, notturno e festivo
Sono confermate le attuali maggiorazioni comprensive dell'incidenza sugli istituti legali e contrattuali.

12) Polo logistico di Nola
E' confermata la missione del polo logistico della sede di Nola.
Eventuali future esigenze di organico potranno essere soddisfatte con il trasferimento di personale dalla sede di Pomigliano d'Arco.

13) Clausola di responsabilità
Tutti i punti di questo documento costituiscono un insieme integrato, sicché tutte le sue clausole sono correlate ed inscindibili tra loro, con la conseguenza che il mancato rispetto degli impegni eventualmente assunti dalle Organizzazioni Sindacali e/o dalla RSU ovvero comportamenti idonei a rendere inesigibili le condizioni concordate per la realizzazione del Piano e i conseguenti diritti o l'esercizio dei poteri riconosciuti all'Azienda dal presente accordo, posti in essere dalle Organizzazioni Sindacali e/o dalla RSU, anche a livello di singoli componenti, libera l'Azienda dagli obblighi derivanti dalla eventuale intesa nonché da quelli derivanti dal CCNL Metalmeccanici in materia di:
-contributi sindacali
-permessi sindacali retribuiti di 24 ore al trimestre per i componenti degli organi direttivi nazionali e provinciali delle Organizzazioni Sindacali
ed esonera l'Azienda dal riconoscimento e conseguente applicazione delle condizioni di miglior favore rispetto al CCNL Metalmeccanici contenute negli accordi aziendali in materia di:
-permessi sindacali aggiuntivi oltre le ore previste dalla legge 300/70 per i componenti della RSU
-riconoscimento della figura di esperto sindacale e relativi permessi sindacali.
Inoltre comportamenti, individuali e/o collettivi, dei lavoratori idonei a violare, in tutto o in parte e in misura significativa, le presenti clausole ovvero a rendere inesigibili i diritti o l'esercizio dei poteri riconosciuti da esso all'Azienda, facendo venir meno l'interesse aziendale alla permanenza dello scambio contrattuale ed inficiando lo spirito che lo anima, producono per l'Azienda gli stessi effetti liberatori di quanto indicato alla precedente parte del presente punto.

14) Clausole integrative del contratto individuale di lavoro

Le clausole indicate integrano la regolamentazione dei contratti individuali di lavoro al cui interno sono da considerarsi correlate ed inscindibili, sicché la violazione da parte del singolo lavoratore di una di esse costituisce infrazione disciplinare di cui agli elenchi, secondo gradualità, degli articoli contrattuali relativi ai provvedimenti disciplinari conservativi e ai licenziamenti per mancanze e comporta il venir meno dell'efficacia nei suoi confronti delle altre clausole.

(14 giugno 2010)

“Così non può essere in un paese civile. Non è vera democrazia, non è tutelata la libertà di parola. Non lo tolleriamo più. Ditemi se è possibile essere spiati in questo modo”. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è un fiume in piena e all’assemblea di Confcommercio rilancia sulla necessità di fare approvare una legge che limiti l’uso e la pubblicazione delle intercettazioni. “C’è una piccola lobby di magistrati e giornalisti – prosegue il Cavaliere – che è contro il disegno di legge del governo. Noi abbiamo preparato il provvedimento in quattro mesi, ma l’iter si è rivelato lunghissimo. Ora si parla di metterlo in calendario per il mese di settembre, poi bisognerà vedere se il Capo dello Stato lo firmerà e poi quando uscirà ai pm della sinistra non piacerà e si appelleranno alla Corte costituzionale che, secondo quanto mi dicono, la boccerà
Epifani: la FIAT ci ripensi, la fabbrica non è una caserma
“Cadano i limiti a scioperi e malattia, e noi diciamo sì” così il Segretario Generale CGIL in un'intervista al quotidiano 'la Repubblica'
» Lavoro e occupazione priorità della CGIL, nota della Segreteria Nazionale sulla vertenza FIAT
15/06/2010

Marchionne ci ripensi: non contrapponga lavoro a diritti. Pomigliano non può diventare una fabbrica-caserma. E il 'piano B' sarebbe anche una sua sconfitta”. Guglielmo Epifani, Segretario Generale della CGIL, parla mentre, a qualche chilometro di distanza, è in corso il Comitato centrale della FIOM sul caso-Pomigliano. Sa già come andrà a finire: no alla proposta della FIAT.

Lei condivide la posizione della FIOM? “Io dico ciò che chiede la CGIL: che si realizzi rapidamente l´investimento previsto per lo stabilimento di Pomigliano. Questo è il frutto di anni di mobilitazione nel territorio da parte dei sindacati, della CGIL, della Chiesa, delle istituzioni locali. A Napoli non c´è alternativa. Stiamo parlando di 15 mila posti di lavoro, compresi quelli dell´indotto. Un piano di queste dimensioni impone una sfida che sicuramente deve essere raccolta: quella della saturazione degli impianti e della turnazione. Su questo non dobbiamo avere timidezze. I 18 turni non sono una novità. In molte fabbriche si lavora 24 ore su 24 per sette giorni. Sappiamo che sarà un sacrificio alto per i lavoratori, perché non è facile lavorare il sabato e la domenica di notte, perché non è la stessa cosa lavorare alla catena di montaggio o stare seduti davanti a una scrivania”.

Sta ragionando come se il no della FIOM fosse ininfluente. Le ricordo che Marchionne ha posto come condizione l´accordo di tutti i sindacati senza escludere di poter mantenere la produzione della Panda in Polonia. “C´è un capitolo del documento della FIAT che apre problemi molto gravi. Riguarda la malattia e lo sciopero. Abbiamo consultato insigni giuristi e ci dicono che, senza chiarimenti e correzioni, quelle clausole appaiono illegittime o addirittura incostituzionali. Mi domando: si può sottoscrivere un accordo con questi profili di illegittimità? Questo è il punto. Conviene alla FIAT che chiede certezze uno scenario di questo tipo?”.

Lei pensa che la FIAT, la CISL e la UIL possano firmare un accordo addirittura incostituzionale? Le sembra possibile? Non sarà la vostra una forzatura interpretativa? “Per quanto mi risulta anche i metalmeccanici di CISL e UIL avevano sollevato i nostri stessi argomenti. Poi ha prevalso lo spirito di chiudere. Ma c´è il rischio di un fiorire di iniziative giudiziarie, se non vengono chiariti quegli aspetti, perché la nostre preoccupazioni sono molto fondate. Al primo ricorso quel piano non regge. Per questo chiedo a Marchionne un ripensamento”.

La CGIL sostiene che una firma su un accordo del genere sarebbe 'invalida, inefficace e inesistente'. Se è così perché intanto non la mettete? “Rovesciamo il problema: a cosa servirebbe un sì in questo modo? A nulla. La FIAT non deve piegare i sindacati ma trovare un piano che regga. La CGIL è assolutamente disponibile a trovare soluzioni per un assenteismo che a tratti ha assunto a Pomigliano caratteristiche intollerabili. Siamo pronti e abbiamo anche le nostre proposte”.

Quali? “Ne parleremo”.

Esclude che Marchionne possa applicare il "piano B" e non spostare la produzione della Panda a Pomigliano? “Penso che alla fine possa prevalere in Marchionne il senso della forza dell´operazione Pomigliano. Ha scommesso troppo sulla Fabbrica Italia. Il 'piano B' sarebbe anche una sua sconfitta. Gli chiedo di non attuarlo, ma so che il 'piano B' è concretamente nelle sue mani”.

Lei ha fatto tutto per arrivare a un´intesa? Possibile che la CGIL scopra i problemi sempre poco prima della firma? “Non è così. Stiamo rincorrendo centinaia di vertenze in tutta Italia. In questo caso, mi dispiace, è mancato il rapporto tra la CGIL e la FIOM nella costruzione della soluzione”.

La colpa è della FIOM? “È un dato di fatto perché questa vicenda ha ricadute su vari settori, non solo sui lavoratori metalmeccanici”.

La FIOM ha parlato di 'ricatto' da parte di Marchionne. Lei userebbe la stessa parola? “Se si intende dire che la FIAT ha tirato troppo la corda, c´è una parte di verità. L´intera verità è che la FIAT ha integralmente la possibilità di decidere. È una situazione inedita nella quale il Lingotto ragiona come una multinazionale che non ha più nulla da chiedere al governo italiano”.

Se ci sarà il referendum è scontata la vittoria del sì. A quel punto la FIOM dovrà firmare? “Deciderà la FIOM. È giusto che i lavoratori comunque dicano la loro. La FIOM deve potere dire sì o no, può chiedere il giudizio dei lavoratori, ma non può scaricare tutte le responsabilità su quest´ultimi”.
Ansa, 14 Marzo 2010
Video Ansa
attacco articolo 18 - marzo 2010
volantino sciopero 12 marzo 2010
repubblica.it 10 marzo 2010
Foto di Katia Cognata, presa da facebook

martedì 8 giugno 2010

Sfuriata-capriccio del bambino presidente: “Protezione Civile mia e la porto via…Parlamento, stampa e giustizia: ostacoli”


Quando si vuole indicare un caso estremo di bambino maleducato prima ancora che prepotente, allora si fa l’esempio-parabola di quello che mentre gioca al calcio con altri venti, poichè la palla non va dove vuole lui grida stizzito: “Il pallone è mio”. E quindi se lo porta via interrompendo la partita e mostrando chi è il padrone. Un bambino così un po’ lo si compatisce, in fondo è un bambino. Un po’ lo si redarguisce, non troppo ma gli va spiegato come si sta al mondo. In ogni caso comunque alla prossima partita non li si chiama più a giocare, oppure, più saggiamente, si porta un altro pallone che non sia il suo.

Già, ma come si fa quando il “bambino” è il capo del governo? Silvio Berlusconi ha annunciato che il “pallone” della Protezione Civile è “suo”, proprietà personale con cui ha concesso agli italiani di giocare. E ha aggiunto che se lo porta via dal “campo” de L’Aquila. Cioè che per ripicca e dispetto di bimbo offeso la Protezione Civile a L’Aquila non la manda più. Almeno fino a che quel campo di gioco non si adegua a giocare come vuole lui.
Berlusconi non tollera vi sia un’inchiesta giudiziaria che ipotizza niente meno il reato di omicidio colposo a carico degli uomini e delle strutture della Protezione Civile che non seppero predire e avvertire in tempo del terremoto. Un’inchiesta e un’ipotesi di reato assai discutibili, anzi stralunate e strampalate come molti hanno detto e scritto, compreso nel suo piccolo Blitz. Predire il terremoto non è nelle facoltà della scienza conosciuta, indagare sul mancato “obbligo di previsione” come fanno i magistrati è qualcosa che da corpo al fantasma dell’accanimento giudiziario, le parole del procuratore de L’Aquila (“speriamo di arrivare a conclusioni in consonanza con le aspettative della gente”) sono la spia di una demagogia giudiziaria.

Eppure non si è mai visto al mondo un capo di governo che per ripicca e dispetto ritira la Protezione Civile da un pezzo di territorio del paese che governa. Almeno non si era mai visto finora. Ora si è visto, con l’aggiunta dell’argomento: “Se andranno, andranno in incognito, non vorrei che qualcuno di mente fragile gli spari in testa”. Questa è l’idea che Berlusconi ha della vita civile e dei rapporti tra le istituzioni: se tu mi fai dispetto e affronto, io te lo faccio doppio

lunedì 24 maggio 2010

Ecco la lettera integrale pubblicata dall'Ansa, indirizzata al direttore Augusto Minzolini e al Cdr, e per conoscenza al direttore generale della Rai Mauro Masi, al presidente dell'azienda Paolo Garimberti e al responsabile delle Risorse umane Luciano Flussi.

Una scelta difficile ma obbligata

Maria Luisa Busi lascia il TG1: "Oggi l'informazione del TG1 è un'informazione parziale e di parte"
“Caro direttore - scrive la Busi - ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell'edizione delle 20 del TG1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me - prosegue - una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il TG1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori.

Una volta era il giornale di tutti

Come ha detto - osserva la giornalista - il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli: 'la più grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identità, parte dell'ascolto tradizionale’.
Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perchè è un grande giornale. È stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani.

L'informazione del Tg1 parziale e di parte

Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l'informazione del TG1 è un'informazione parziale e di parte.
Dov'è il paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d'Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perchè negli asili nido non c'è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l'onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie.


Dove sono i giovani, i precari, i cassintegrati?

Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell'Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perchè falliti? Dov'è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il tg1 l'ha eliminata.


Anche io compro la carta igienica per la scuola di mia figlia

Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel TG1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale.
L'Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un'informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull'inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l'infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo.

Arricchiamo le sceneggiature dei programmi di satira

Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale.
Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto. Nell'affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. È lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori.

I fatti dell'Aquila quando mi gridavano "vergogna"

I fatti dell'Aquila ne sono stata la prova.
Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. È quello che accade quando si privilegia la comunicazione all'informazione, la propaganda alla verifica.

Dissentire non è tradire: punto 1

Ho fatto dell'onestà e della lealtà lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non è tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente.
Pertanto:
1) respingo l'accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente - ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI - le avevo già mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralità delle opinioni costituisca un arricchimento.

Non sputo nel piatto in cui mangio: punto 2

Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma è palese che non c'è più alcuno spazio per la dialettica democratica al TG1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta è fuori, prima o dopo.
2) Respingo l'accusa che mi è stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza è quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti.
E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo.

L'intervista a Repubblica: punto 3

3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera dopo l'intervista rilasciata a Repubblica, lettera nella quale hai sollecitato all'azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di ‘danneggiare il giornale per cui lavoro’, con le mie dichiarazioni sui dati d'ascolto.
I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni.
Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: 'il tg1 darà conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgerà i fatti in ossequio a campagne ideologiche’. Posso dirti che l'unica campagna a cui mi dedico è quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto.

Gli attacchi de Il Giornale, Libero e Panorama

Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama - anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta - hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni.
Sono stata definita 'tosa ciacolante - ragazza chiacchierona - cronista senza cronaca, editorialista senza editoriali' e via di questo passo.
Non è ciò che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate risponderà il mio legale. Ma sappi che non è certo per questo che lascio la conduzione delle 20.

Serve più rispetto per le notizie, il pubblico e la verità

Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto. Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno.
Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità. Quello che nutro per la storia del TG1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere.

sabato 15 maggio 2010

Tratto da "Dita di Dama", di Chiara Ingrao.

Vita di fabbrica, 1969, l'autunno caldo. Il primo giorno di fabbrica

Ma l'hai vista quella ? Quale ? Quella li, quella nuova. Hai visto come cammina ? E quella gonna ridicola....Ammazza che tette, però: ma che è, 'na maggiorata ?
E lei si è chiusa nelle spalle, come al solito, sempre più stretta, sempre più curva. Come se non le bastasse, stavolta nemmeno nasconderlo il seno grosso. Voleva nascondersi tutta, e non poteva. Era l'unica - erano le uniche, lei e le altre nuove, forse quattro o cinque - a non avere addosso il grembiule. Il camice, come si diceva in fabbrica: ce lo avevano tutte, non solo la sorvegliante. Allora è questo che le fa sembrare tutte uguali, ha pensato Maria. Non è solo la luce del neon, non solo le facce gialle. L'uniforme: nero per le sorveglianti, azzurro pallido per le operaie, e bianco per i pochi maschi, scintillanti e diversi, a punteggiare quà e la quella massa indistinta. I riparatori, i capisquadra, i tecnici, i sorveglianti delle linee, minacciosi ed enormi. E i marca-tempo, in piedi dietro un paio di ragazze intenti a scarabocchiare misteriosamente sui loro taccuini a quadretti...............


Qualche tempo dopo, Luglio

Rosa e giallo e fucsia e verde smeraldo. Non si come ne chi, ma le ragazze avevano cominciato a scartare il camice d'ordinanza e si sono comprate i grembiuli colorati, ognuna secondo il proprio gusto. Chissà perchè nessuna lo aveva mai fatto prima: Era per via dei sorveglianti, o per qualcos'altro ? Non è mica vietato, spiegava Rosetta. Il regolamento dice che ci vuole il camice, e basta; ma quale tipo di camice, mica c'è scritto.
Poteva starsene zitta, almeno una volta. Pensavo io. Possibile che deve sempre mettere bocca su tutto ? Perchè a Maria, che all'inizio la storia dei camici colorati me l'aveva raccontata con entusiasmo, appena ha parlato quella là, che non le era molto simpatica, subito ha storto la bocca: ma sono bambinate, ha detto. Io non ci stò, a buttare via i soldi così: tocca al padrone, pagarci il camice, diceva. E io pensavo: ma che ti piglia, sei diventata tirata come zia Rita ? Ma chi vuoi prendere in giro, con 'sta puzza sotto il naso? Se me l'avevi detto fin dal primo giorno, che a metterti così in uniforme azzurrina, tutte uguali, ti pareva di stare in caserma......Ha cominciato a frullarmi per la testa un idea, ma non avevo il coraggio. Ho traccheggiato fino a luglio: poi un giorno ho preso su, e sono andata da Upim. Gliel'ho comprato io, un bel camice nuovo.
Era color pesca.
Brillante e setoso: poteva dirmi di no ? Ha fatto scena per due minuti, massimo tre: ma che ti è saltato in mente, ma sei tutta scema, io che t'avevo detto ? Intanto però le brillavano gli occhi, mentre sfiorava il tessuto lucente in punta di dita. Ed è corsa subito a provarselo, rimirandosi per mezz'ora davanti allo specchio. Se lo è tolto, e prima di metterselo in borsa lo ha ripiegato per bene, con la sua carta velina per non farlo spiegazzare, manco fosse un abito da sera.....A conti fatti, un ruolo ce l'ho avuto pure io, in quello che è successo dopo.

Arriva in fabbrica, e naturalmente era un bagno di sudore, come tutte. Con la maglietta che se la sentiva appiccicata addosso, e non faceva che annusarsela, senza parere. Poteva metterselo in quelle condizioni, il suo camice nuovo ? E' corsa in bagno, per darsi almeno una sciacquata alle ascelle; ma appena si è tolta la maglietta, e si è ritrovata seminuda davanti allo specchio, si è sentita addosso una sensazione nuova - come una specie di ubriacatura, tanto più eccitante quanto più era anche la calura, a farle girare la testa e farle vedere tutto un poco appannato. Si è sfilata la gonna, d'impulso. E si è lavata a lungo, lo sguardo fisso su quell'immagine sfuocata, dentro lo specchio scheggiato: una ragazza in reggiseno e mutandine, provocante e procace. Il camice nuovo, se l'è infilato così com'era, senza niente di sotto.

Quando si è avviata verso il reparto, con la seta che le strusciava sulla pelle nuda, le è sembrato che la guardassero tutti, come quel primo giorno, e che tutti sapessero. Ha pensato che forse il camice nuovo era trasparente, e che forse si vedeva tutto, Che guardassero pure. Invece di ritirarsi inorridita, e tornarsene di corsa nello spogliatoio, ha raddrizzato le spalle e rallentato il passo. Ogni uomo che incrociava sul suo percorso, ha cominciato a guardarlo spavalda, senza più nessuna paura delle sue tette grosse. Camminava e si sentiva seguita dai loro occhi. Magari non era vero ed erano tutte fantasticherie sue. In fondo le tette gliele avevano sempre fissate. E pure il culo ? Perchè no. E ora ? Con la stoffa luminosa incollata addosso come una guaina, che le faceva risaltare le curve. A ogni passo, parevano fondersi nella morbidezza del camice, come una carezza continua.

martedì 6 aprile 2010

Nella mente umana, esiste una parte del cervello, piccola piccola, che stà li dal tempo degli Omidi (http://it.wikipedia.org/wiki/Ominidi
); due o tre neuroni negativi, non di più. Ecco scoperta la parte della mente che hanno usato quelli che hanno votato per Lui alle ultime elezioni

lunedì 5 aprile 2010

Siccome la memoria, in questo paese, sembra scarseggiare, è utile ogni tanto rinfrescarla. Questa volta, voglio rinfrescarla cercando di elencarvi, con l’aiuto di un articolo uscito su “Repubblica” il Novembre scorso, tutte quelle leggi e leggine che il Silvio supremo ha fatto decretare dai suoi governi.

E’ necessario ricordare che, in anzi tutto, le 19 – fin’ora – fatiche di Berlusconi hanno inizio con la legislazione del 2001, in quanto il suo primo governo, nel ’94, all’indomani della fine della Prima Repubblica, durò solo pochi mesi e non gli permise di attuare le sue idee, ma, negli anni susseguenti, la sinistra gli darà una mano. Ma di questo ne parleremo alla fine.

Cominciamo:

1) Legge n. 367/2001. Rogatorie internazionali. “Ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra Italia e Svizzera che completa la Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959 e ne agevola l’applicazione, fatto a Roma il 10 settembre 1998, nonché conseguenti modifiche al codice penale ed al codice di procedura penale” In poche parole limita l’utilizzabilità delle prove acquisite attraverso una rogatoria. In questo modo, Berlusconi riesce a coprire i movimenti illeciti sui conti svizzeri fatti da Previti e Squillante. Tali movimenti sono al centro del processo “Sme-Ariosto 1”, che vede imputato Berlusconi, con Previti e Squillante, per aver corrotto i giudici durante le operazioni per l’acquisto della Sme. Grazie a questa legge Berlusconi viene prosciolto per intervenuta prescrizione del reato e assolto per insussistenza del reato di corruzione ai fini della mancata vendita della Sme.

2) Legge n. 383/2001 (cosiddetta “Tremonti bis”).“Primi interventi per il rilancio dell’economia.” Abolizione dell’imposta su successioni e donazioni per grandi patrimoni. (compreso quello di Berlusconi)

3) Legge n.61/2001 (Riforma del diritto societario). Forse una delle più famose la più famosa. Porta alla depenalizzazione del falso in bilancio, che consente a Berlusconi di essere assolto nel processo “All Iberian 2” e “Sme-Ariosto 2” poichè, grazie al decreto, “il fatto non è più previsto dalla legge come reato.”

4) Legge 248/2002 (cosiddetta “legge Cirami sul legittimo sospetto”). In soldoni, introduce la possibilità del “legittimo sospetto” nei confronti del giudice che ti è davanti. Se tu lo ritieni sospettabile, ad esempio, di volerti condannare ad ogni costo, e che quindi non sia credibile, puoi chiedere di rimettere il processo ad un altro giudice. Questo ha fatto Berlusconi e Previti in quasi ogni suo processo. E lo puoi fare finchè non trovi il giudice simpatico che ti assolve. Ovviamente non è sempre concessa.

5) Decreto legge n. 282/2002 (cosiddetto “decreto salva-calcio”). Concessione alle società sportive della possibilità di diluire le svalutazioni dei giocatori sui bilanci in un arco di dieci anni, con importanti benefici economici in termini fiscali (la norma trova applicazione anche al Milan A.C.).

6) Legge n. 289/2002 (Legge finanziaria 2003). Condono fiscale. Ribattezzato condono “tombale” il Cavaliere ne beneficia con tutte le società legate a Mediaset.

7) Legge n.140/2003 (cosiddetto “Lodo Schifani”). E’ il primo vero tentativo di immunizzare Berlusconi, in quanto Presidente del Consiglio, dai processi in corso. Prevede il blocco di tutti i procedimenti giudiziari a carico delle 5 più alte cariche dello stato. Legge giudicata incostituzionale dalla Consulta.

8) Decreto-legge n.352/2003 (cosiddetto “Decreto-salva Rete 4″). Semplicemente legittima la messa in onda di Rete 4 in analogico. Ricordo, comunque, che, in seguito ad una condanna della Corte Europea nei confronti dello stato, Rete 4 ci costa circa 130 milioni l’anno, questa è la sanzione, in quanto l’assegnazione delle frequenze in Italia non rispetta la libera prestazione dei servizi e non ha criteri di selezione obiettivi.

9) Legge n.350/2003 (Finanziaria 2004). Legge 311/2004 (Finanziaria 2005). Venne introdotto un incentivo sull’acquisto di decoder. Di tale incentivo ne potè beneficiare soprattutto la società Solari, principale distributrice di decoder digitali in Italia. Questa società è controllata al 51% da Paolo e Alessia Berlusconi

10) Legge 112/2004 (cosiddetta “Legge Gasparri”). “Norme di principio in materia di assetto del sistema radiotelevisivo e della RAI – Radiotelevisione italiana S.p.A., nonché delega al Governo per l’emanazione del testo unico della radiotelevisione”.

11) Legge n.308/2004. Estensione del condono edilizio alle aree protette. Guarda caso, le aree di Villa Certosa di proprietà Berlusconi, da quel momento, potranno utilizzare il condono edilizio.

12) Legge n. 251/2005 (cosiddetta “ex Cirielli”). Anche questa legge è molto famosa. Riduce drasticamente i termini di prescrizione. Fissa tali termini di un reato al massimo della pena imponibile, se superiore ai sei anni: oltre quel periodo di tempo, il reato contestato sarà considerato estinto. Questa consente l’estinzione per prescrizione nei reati di corruzione in atti giudiziari e falso in bilancio nei processi “Lodo Mondadori”, “Lentini”, “Diritti tv Mediaset”.

13) Decreto legislativo n. 252 del 2005 (Testo unico della previdenza complementare). Nella scia della riforma della previdenza complementare, si inseriscono norme che favoriscono fiscalmente la previdenza integrativa individuale, a beneficio anche della società assicurative di proprietà della famiglia Berlusconi.

14) Legge 46/2006 (cosiddetta “legge Pecorella”). Leggina che sta molto a cuore al Presidente del Consiglio, che oggi vorrebbe riproporre. Questa legge legittimava l’inappellabilità da parte del pm in caso di assoluzione. Della serie, se gli è sfuggito qualcosa in primo grado e ti assolvono, la fai franca senza problemi. Per fortuna, tale legge, è stata dichiarata parzialmente incostituzionale dalla Corte.

15) Legge n.124/2008 (cosiddetto “lodo Alfano”). E’ la legge gemella del “Lodo Schifani” sopra citato. La differenzia il fatto che, in questo caso, a beneficiare dell’immunità sono solo le quattro più alte cariche dello stato e non più cinque. Legge giudicata incostituzionale lo scorso 7 Ottobre.

16) Decreto legge n. 185/2008. Aumentata dal 10 al 20 per cento l’IVA sulla pay tv “Sky Italia”. Questa, unica competitrice privata di Mediaset.

17) Aumento dal 10 al 20 per cento della quota di azione proprie che ogni società può acquistare e detenere in portafoglio. La disposizione è stata immediatamente utilizzata dalla Fininvest per aumentare il controllo su Mediaset.

18) Disegno di legge sul “processo breve”. Prevede dei tempi ben precisi entro i quali i giudici devono arrivare a sentenza. In caso contrario il processo si chiude. Per salvare Berlusconi, al contrario di tutte le altre leggi, questa è retroattiva per i reati imputati a partire dal Marzo 2006. I processi di Silvio partono alcuni mesi dopo. I detti processi sono “Il processo Mills” e il processo “Diritti tv Mediaset”.

19) Legittimo impedimento. Prevede lo stop per 18 mesi dei processi per le alte cariche dello stato, previa “giustificazione” di impedimento da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri. In pratica, ogni scusa è buona basta che si porti la giustificazione come a scuola.

Ma non pensate mica che sia finita vero? No perchè Berlusconi, nonostante non fosse ancora in politica, riuscì a farsi fare non una, non due, non tre ma ben 4 leggine per le sue televisioni. I cosiddetti “Decreti Berlusconi 1/bis/ter”. Leggi scritte tra l’84 e l’85 da – indovinate chi?? – Bettino Craxi. Sì, perchè le tre tv di Silvio – Italia 1, Canale 5 e Rete 4 – erano state bloccate perchè violavano il monopolio stabilito dalla Corte Costituzionale della sola emittente nazionale, la RAI. Secondo la Consulta, le tv private potevano trasmettere solo ad emittenti locali e non a livello nazionale, cosa che aveva già fatto Berlusconi. Per salvarlo dal baratro Craxi fece disegnare questa legge su misura che, se la prima fu respinta per incostituzionalità, la seconda prese il volo grazie ad un voto di fiducia che premise la trasmissione delle tre reti per 6 mesi, in attesa di “legge generale sul sistema radiotelevisivo” . Visto che la legge arrivò più tardi del previsto, venne varato il “Berlusconi Ter”, che prolungò la messa in onda fino a fine dell’85.

Ed ora parliamo proprio delle “legge generale sul sistema radiotelevisivo”, più famosa col nome Legge Mammì. In soldoni decretò legale la diffusione delle tv di Berlusconi su scala nazionale, al contrario di quanto consentito dalla Corte Costituzionale nella situazione sopra citata.

Ed ora come non citare il carissimo Max. Il D’Alemone d’Italia. Fu proprio per un accordo fra D’Alema e Berlusconi, questo secondo Repubblica e l’Espresso, che venne varata una legge, la Legge 22 luglio 1999, n. 234, che prevedeva l’incompatibilità tra Gip e Gup. Questo mise in serio pericolo l’avvio del processi Imi-Sir, con imputati, guarda caso, Berlusconi e Previti. Quest’ultimo condannato a 6 anni di carcere.

Che dire… è una ricostruzione un pò lunga. Ma è solo una parte. Ce ne sono ancora molte che saranno decretate. Lodo Alnano costituzionale, immunità parlamentare. Aspettiamo fiduciosi. Vedrete che questa lista la aggiorneremo prima di quanto immaginiate.

Fonti: Repubblica, Wikipedia, Italgiure.giustizia.it, Camera.it
Con chi parla Joseph Ratzinger? Chi ascolta? Nella Pasqua del quinto anno di pontificato la Chiesa sprofonda in una crisi devastante e non si intravvede ancora il cammino verso la resurrezione. Al contrario, le nubi si fanno più nere. Arrivano rivelazioni sempre più pesanti. In Inghilterra, dove il pontefice andrà in settembre, si preannunciano accese manifestazioni. Negli Usa (sondaggio Cbs) solo il 20 per cento approva il suo operato nella crisi. Mentre il Primate anglicano Williams attacca frontalmente la gerarchia cattolica per gli abusi in Irlanda. È una “passione” angosciante per la Chiesa cattolica. Non se ne esce, se non farà luce su tutti i crimini con un rigoroso esame di coscienza, che porti alla superficie omertà, errori, insabbiamenti e ritardi. Servono altri passi di Benedetto XVI. Si chiedono in America cosa faccia in queste ore l’inner circle del pontefice, la sua cerchia più stretta di collaboratori. Laggiù pensano che vi sia – come a Washington – uno staff di fidati consiglieri con cui il pontefice si consigli, analizzi la situazione, valuti le reazioni dell’opinione pubblica. Non è così. Papa Ratzinger opera in una solitudine monacale e imperiale. Gli è vicino il cardinale Bertone, segretario di Stato, gli è accanto il fedele segretario Gaenswein, ma sostiene un vecchio cardinale: “Il problema di Benedetto XVI è che non si lascia consigliare”. Soprattutto gli sembra estranea la concezione che l’opinione pubblica non sia una mera platea cui rivolgere discorsi, encicliche o ammaestramenti, bensì un interlocutore attivo che pone domande ed esige risposte.

giovedì 1 aprile 2010

“Siamo vittime di una rappresaglia”, aveva detto la giornalista al quotidiano. E il direttore le invia una contestazione formale indirizzata anche all’azienda. Contestando la mancata richiesta di autorizzazione e i dati di ascolto della testata

Le acque al Tg1 cominciano a farsi agitate assai. Una lettera di contestazione formale è stata mandata alla conduttrice Maria Luisa Busi per la sua intervista di oggi sul quotidiano ‘la Repubblica’. Ad inviargliela – secondo quanto si apprende – il direttore del TG1 Augusto Minzolini. La lettera è stata indirizzata, per conoscenza, anche al direttore delle risorse umane dell’azienda Luciano Flussi. Nella lettera – sempre a quanto si apprende dall’AnsaMinzolini contesterebbe alla giornalista della sua testata la mancata richiesta di autorizzazione per l’intervista di oggi, i dati degli ascolti del Tg1 forniti dalla Busi e rileverebbe l’ingiustizia nei confronti di altri colleghi che invece, l’autorizzazione, l’avrebbero chiesta anche per la semplice presentazione di un libro.

“RAP-RAPPRESAGLIA! – La Busi con Repubblica aveva parlato dopo la rimozione di tre conduttori che non avevano sottoscritto una lettera di solidarietà al direttore dopo le critiche arrivate, effettuata da Minzolini per “ringiovanire” il telegiornale, come da lui stesso spiegato. “Credo non sia affatto casuale. Credo si tratti di una rappresaglia. Una rappresaglia che prima dei colleghi, volti storici e professionisti liberi di questo giornale, ha colpito Massimo De Strobel, caporedattore centrale, uomo chiave della storica macchina del Tgi. Anche lui non firmatario di quella lettera, guarda caso. Anche lui rimosso senza una alternativa professionale credibile. Il clima? Il clima in redazione è insostenibile, in 21 anni ho visto altri direttori riconducibili all’area culturale del centrodestra (Vespa, Rossella, Minun), nessuno aveva mai osato tanto“, aveva detto la Busi. C’è chi dice che il Tg1 è schierato, aveva chiesto Palestini: “Mi chiedo come si possa dire il contrario. È sotto gli occhi di tutti, di milioni di spettatori. Sempre meno, tra l’altro. Abbiamo perso pubblico siamo attestati al 26 per cento di ascolto. Incontro continuamente gente che dice, “io non vi guardo più”. La gente più disparata. Difficile credere che non dipenda da due ordini di problemi: il primo, gli editoriali. Il direttore ha diritto a farli, ma non credo debba dimenticare che si tratta del primo giornale del servizio pubblico. Che non si era mai schierato a questi livelli sui temi cari al governo e alla presidenza del consiglio. Il secondo, è la rappresentazione del Paese. Al tg1 non si parla più della vita reale, dei problemi dei cittadini, di chi ha perso il lavoro, di chi non ce la fa, dei cassintegrati, dei precari della scuola“.

FNSI E CAPEZZONE - Protesta la Federazione nazionale della Stampa che sottolinea:« nell’espressione delle idee nessun giornalista deve chiedere il permesso». Spiega la Fnsi che i «poteri del Direttore in materia non possono mai essere messi in conflitto con le prerogative e i diritti derivanti da ruoli e qualifiche professionali maturati. Sono cose che succedono oggi al Tg1 e che non appaiono affatto normali. Ciò è ormai risaputo e non è liquidabile con battute». Ma la nuova polemica interna arriva alla fine di una giornata di dibattito politico sul tema. Per il portavoce del Pdl Daniele Capezzone «gli attacchi contro Augusto Minzolini sono ormai sempre più infondati e sempre più faziosi». A suo avviso «è paradossale che vi siano torme di soggetti che, senza averne alcun titolo, pretenderebbero di stabilire al posto del direttore del Tg1 chi debba svolgere l’una o l’altra funzione all’interno della compagine redazionale – aggiunge Capezzone -. Questa campagna contro Augusto Minzolini è ormai logora, mostra la corda, oltre ad essere sconfessata dai successi di ascolto del Tg1». Mentre dall’Idv, il senatore Francesco Pancho Pardi, viene la «piena solidarietà a chi, nella redazione del Tg1 e nella Rai in generale, non si piega alle pressioni che arrivano direttamente da Berlusconi e resiste nonostante le vergognose epurazioni in corso».