domenica 11 marzo 2012
Si uccide dandosi fuoco in un parco
"Depresso dopo aver perso il lavoro"
Dramma della disperazione nell'area verde della Colletta, nel cuore della città. Il muratore 59enne si è cosparso di liquido infiammabile e ha appiccato le fiamme. Il cadavere carbonizzato riconosciuto dai figli
Era depresso, sempre più depresso al punto da organizzare un gesto così drammatico ed eclatante: ha raggiunto il parco della Colletta in bicicletta, si è cosparso il corpo di liquido infiammabile in mezzo a un cespuglio e poi si è dato fuoco.
Alcuni passanti lo hanno visto ardere, ma non hanno potuto fare nulla per salvarlo se non chiamare i soccorsi. Menale non ha lasciato alcun biglietto di addio ai parenti. Ha fatto tutto in silenzio, come se non volesse dare fastidio, chiuso nel suo dolore. L'indagine della Polizia di Torino, tuttavia, non è chiusa. Il pm Giancarlo Avenati Bassi ha disposto l'autopsia sul corpo affinché venga fatta ulteriore chiarezza.

Soldi per stoccare scorie di uranio: la proposta oscena dell’Australia agli aborigeni
Il filmaker Damien Curtis ha girato un documentario in cui si sostiene che il governo, complice degli interessi delle aziende minerarie, ha approvato leggi per allontanare gli indigeni dei Territori del Nord dalle loro terre. Comprandole, o forzando le comunità a lasciarle
* Una donna bianca, di circa cinquanta anni, si siede accanto ad un nero.
* Visibilmente turbata chiama la hostess.
* L'hostess : "Quel' è il suo problema, Signora?"
* La donna bianca: "Ma dunque non vedete? Mi avete messo accanto ad un negro.
* Non sopporto di stare accanto ad uno di questi esseri disgustosi. Datemi un altro posto , per favore!!".
* L'hostess: "Calmatevi quasi tutti i posti di questo volo sono occupati. Vado a vedere se c' è un posto disponibile".
* L'hostess si allontana e ritorna dopo qualche minuto....... « Signora, come pensavo non ci sono più posti liberi in classe economica. Ho parlato al comandante che mi ha confermato che non ci sono più posti nella classe exécutive. Tuttavia abbiamo ancora un posto in prima classe".
* Prima che la Signora possa fare il minimo commento, l'hostess continua: «E' del tutto inusuale nella nostra compagnia permettere ad un passeggero di classe economica di sedersi in prima classe».
* Ma, viste le circostanze, il comandante pensa che sarebbe scandaloso obbligare qualcuno a sedersi accanto ad una persona così ripugnante.
* L'hostess si gira verso il nero e gli dice: "Dunque, Signore, se lo desiderate, prendete il vostro bagaglio a mano poiché vi attende un posto in prima classe".
* Tutti gli altri passeggeri che assistevano alla scena, si alzarono e applaudirono...
sabato 10 marzo 2012
PERCHÈ È STATO GIUSTO PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE DELLA FIOM
Perché abbiamo un elegante quanto determinato governo di destra.
Perché sempre più gente è costretta a vivere e morire per quattro euro all’ora.
Perché sempre più gente è costretta a lavorare gratis.
Perché un milione di famiglie italiane vivono nel limbo infelice della cassa integrazione.
Perché i disoccupati in questo Paese sono dei morti viventi.
Perché in Italia ci sono 800 mila lavoratori pagati in nero.
Perchè l’anno scorso sono morte sul lavoro 659 persone, più 10,84 per cento rispetto al 2010.
Perché dei precari, al Parlamento italiano, non gliene frega niente.
Perché i giovani lavoratori sono i nuovi schiavi.
Perché ci sono top manager che licenziano via fax.
Perché ci sono altri top manager che si aumentano le loro già gigantesche retribuzioni mentre portano le loro aziende al crac e ne licenziano i dipendenti.
Perché siamo una società in cui le possibilità di ascesa sociale sono state bloccate.
Perché si tagliano le pensioni ma non gli armamenti.
Perché l’economia di mercato si sta trasformando in un continuo ricatto.
Perché in Italia sembra normale chiedere turni di trenta ore consecutive.
Perché perfino le grandi aziende si sentono tanto forti da trattare i lavoratori dissidenti come carne da macello.
Perché il dogma secondo cui licenziare fa bene all’economia è una bufala.
Perché ci sono troppi imprenditori che sono capaci solo a tagliare gli organici e a staccare dividendi.
Perché le banche si sono trasformate da strumento di creazione della ricchezza a divoratrici di soldi pubblici da investire in speculazioni.
Perché il capitalismo mondiale si rifiuta di darsi regole decenti.
Perché qualcuno ha passato l’ultimo Capodanno sul tetto.
Perché se proprio vuoi puoi andare a pulire i cessi, ma per 500 euro lordi al mese con contratto da tirocinante a termine.
Perché non si può più accettare tutto questo per il fatto che i cinesi costano meno.
E perché non basta più ribellarsi sul Web.
Anche in Fiat! Oh...
La Volkswagen ha annunciato ieri che, per le «eccellenti prestazioni» fornite nell'anno record 2011, darà un premio di produzione di 7.500 euro ai circa 90mila dipendenti impiegati col contratto collettivo nelle sei fabbriche tedesche. Lo ha reso noto ieri lo stesso colosso automobilistico dalla casa madre di Wolfsburg. L'ammontare del premio è stato determinato da una trattativa tra il consiglio d'amministrazione e i rappresentanti dei lavoratori. «Nell'anno passato i dipendenti Volkswagen hanno fornito prestazioni eccellenti», ha commentato il capo del personale, Horst Neumann. L'anno passato la casa automobilistica tedesca, che domina il mercato europeo, aveva fatto registrare un utile netto di 15,4 miliardi di euro, più del doppio rispetto all'anno precedente. Il premio del 2010 era stato pari a 4mila euro.
Dopo un anno da record, pochi giorni fa anche la consociata Audi, il marchio di fascia più alta del gruppo Volkswagen, aveva annunciato il pagamento di un premio di produzione, di 8.251 euro. La Porsche, che fa capo allo stesso gruppo nel settore delle auto di lusso, ha dichiarato un bonus di 7.600 euro. L'altra grande del settore autonmobilistico tedesco, la Daimler, produttrice della Mercedes e della Smart, pagherà ai dipendenti un premio alla produzione di 4.100 euro.
Licenziata perchè incinta
Comunica al datore di lavoro di essere incinta e perde il posto. È il caso denunciato dalla Filcams-Cgil di Modena, che promette battaglia per difendere la lavoratrice e, alla vigilia dell'8 marzo, per garantire "le tutele ampie dell'articolo 18 anche alle lavoratrici assunte in piccole realtà imprenditoriali".
La storia di Patrizia, questo il nome di fantasia della donna licenziata perchè incinta, è quella di una donna che "dopo quattro anni di apprendistato - racconta il sindacato - aveva avuto la soddisfazione della conferma a tempo indeterminato". Un paio di settimane dopo, però, la lavoratrice ha comunicato di essere incinta al datore di lavoro, "una donna", "è stata licenziata" e "per di più ha subito ingiurie verbali e accuse di ogni tipo". A licenziarla è stata una imprenditrice, a capo di uno studio professionale di Modena. "La Filcams-Cgil - conclude il comunicato - si impegnerà per difendere Patrizia e garantire i suoi diritti. Augura a lei un buon 8 marzo e al figlio che nascerà di vivere in una società che garantisca finalmente le tutele ampie dell'articolo 18 anche alle lavoratrici assunte in piccole realtà imprenditoriali".
venerdì 9 marzo 2012
«Non abbiamo alcuna intenzione di chinare la testa e accettare questa situazione - ha detto Landini concludendo la manifestazione delle tute blu - non abbiamo alcuna intenzione di rientrare dalla finestra. Come ci hanno cacciato dalla porta così rientreremo dalla porta principale, perché è un nostro diritto».
Il numero uno della Fiom ha aggiunto che «la nostra dignità non è in vendita né oggi né domani e, quindi, non abbiamo alcuna intenzione di toglierci il cappello di fronte a Marchionne».
«La Fiat attacca i diritti – ha continuato Landini –. Ha una logica autoritaria che non cancella solo la Fiom, ma è contro l'idea che chi lavora si organizzi. Se passa questa logica non ci sarà libertà e questo chiediamo alla politica: la libertà e la democrazia vanno garantite anche nelle fabbriche Fiat».
Il corteo ha sfilato animato, colorato (prevalentemente di rosso) e pacifico tra le vie di Roma. Unici momenti di tensione si sono rivelati alcuni fischi e insulti rivolti all'indirizzo di Vincenzo Scudiere, segretario confederale Cgil, durante il suo intervento dal palco. La contestazione si è intensificata quando Scudiere ha iniziato a parlare di riforma del mercato del lavoro. A quel punto si è levato il grido «buffone, buffone» e la piazza ha invocato lo sciopero generale. «Sciopero, sciopero generale» hanno gridano gli operai.
Altro piccolo momento di tensione c'è stato quando un gruppo di studenti e No-Tav si sono staccati dal corteo della Fiom e hanno raggiunto la sede dell'Inps, chiusa, e hanno acceso fumogeni e srotolato striscioni. Forze dell'ordine in tenuta anti-sommossa hanno poi sbarrato il passo al mini-corteo che voleva proseguire verso Caracalla.
I metalmeccanici della Fiom hanno scioperato e manifestato anche a difesa dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori; per la democrazia sindacale; contro alcuni provvedimenti attuati dal Governo Monti, per esempio la riforma delle pensioni; e per la riconquista di un contratto di categoria «degno di questo nome».
Nel frattempo, hanno riconquistato piazza San Giovanni a Roma dopo gli scontri del 16 ottobre durante la manifestazione degli indignati. Il segretario generale della Fiom ha riservato critiche anche al Governo Monti sia per come ha gestito la riforma delle pensioni che per come sta conducendo il tavolo sul mercato del lavoro.
Il sindacalista ha confermato il suo no a qualsiasi ipotesi di cancellare l'articolo 18. «Non si tocca e questo è un punto chiave», ha detto. Ha poi chiesto al premier Mario Monti di convocare la Fiat per vincolarla alla realizzazione di investimenti in Italia. «Dico a Governo e Parlamento di far rispettare leggi e Costituzione e di non calarsi il cappello di fronte a Marchionne».
La Fiom ha promesso battaglia su tutti i fronti: dalla Fiat alla contrattazione, dalla democrazia e rappresentanza al mercato del lavoro. E proprio su quest'ultimo tema, Landini ha avvertito che «se già a partire dal tavolo della prossima settimana non ci saranno risposte sull'estensione dei diritti continueremo la battaglia e la mobilitazione.
«Offriamo questa piazza a tutta la Cgil perché si possa continuare. Ma con chiarezza diciamo anche che i metalmeccanici sono disposti a tornarci e a starci, fino allo sciopero generale, e ad andare anche sotto i palazzi del Governo perché qui in piazza c'è il paese reale».
Al corteo hanno partecipato delegazioni di studenti, della sinistra radicale e dei movimenti civici come quello dei 'No Tav'. Proprio la presenza dei 'No Tav' e, in particolare, la scelta della Fiom di far parlare dal palco il presidente della comunità montana della Val di Susa aveva indotto il Pd a disertare la manifestazione. Tuttavia, a titolo personale, in piazza erano presenti alcuni parlamentari del Pd come Vincenzo Vita e Paolo Nerozzi. E c'era anche qualche bandiera del partito di Pier Luigi Bersani.
I FLASH DALLA DIRETTA DEL CORTEO
LANDINI: ECCO UNA PIAZZA
DI PERICOLOSI METALMECCANICI...
«Visto che c'erano preoccupazioni, dico siamo una piazza di pericolosi metalmeccanici che vogliono cambiare la situazione e difendono libertà e democrazia per tutti». Lo dice il segretario della Fiom, Maurizio Landini, durante il comizio dal palco in piazza San Giovanni, in conclusione della manifestazione nazionale.
LANDINI: FIAT CANCELLA I DIRITTI
HA UNA LOGICA AUTORITARIA
Il segretario Fiom: la Fiat attacca i diritti. Logica autoritaria che non cancella solo la Fiom, ma contro l'idea che chi lavora si organizzi. Se passa questa logica non ci sarà libertà e questo - dice - chiediamo alla politica: la libertà e la democrazia vanno garantite.
LANDINI: RIFORMA PENSIONI NON EQUA
PRONTI A TORNARE IN PIAZZA
Dal palcoscenico parla Landini. Che afferma: la riforma delle pensioni di questo governo non è equa. E aggiunge: come siamo qui siamo pronti a tornare e ad andare sotto i palazzi del Governo per avere risposte.
PIAZZA SAN GIOVANNI STRAPIENA
LO STRISCIONE: "DEMOCRAZIA AL LAVORO"
Piazza san Siovanni gremita di metalmeccanici. Dal grande palco allestito accanto al sagrato della basilica si susseguono gli interventi degli oratori in attesa di quello conclusivo di Landini: ha parlato un rappresentante dei metalmeccanici greci. Il grande striscione a sfondo del palco recita: «democrazia al lavoro».
LANDINI,GOVERNO ASCOLTI,
CAMBIARE IDEA NON SEMPRE ERRORE
Dal palco della Fiom in piazza San Giovanni, «parlerà il presidente della Comunità montana della Val di Susa, che è una persona eletta, che rappresenta un'istituzione, un territorio e quelle popolazioni e che sarebbe saggio il governo ascoltasse». Così il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, parla della presenza del movimento No Tav alla manifestazione nazionale a Roma. «Una manifestazione democratica», sottolinea: «In democrazia bisogna sapere anche ascoltare, per poter lavorare verso una coesione sociale vera». Secondo Landini «la logica delle grandi opere non è sempre quella che serve al Paese. Il governo ha cambiato idea sul Ponte dello Stretto di Messina, sulle Olimpiadi, ha comprato anche meno aerei militari: non sempre cambiare idea è un errore, soprattutto se ci si rende conto che il problema è anche cambiare il modello di sviluppo» del Paese, conclude Landini
LANDINI, PARTITI RAPPRESENTINO LAVORATORI
«I partiti facciano il loro mestiere rappresentando anche chi lavora. Perchè questa è la parte del paese che paga le tasse e che fa andare avanti il paese per tutti». Maurizio Landini, leader della Fiom, lo ha detto durante la manifestazione organizzata dal suo sindacato che sta sfilando per le vie di Roma. «Penso che il lavoro debba tornare al centro della discussione - ha aggiunto a proposito della polemica con il Pd -. Se le forze politiche che si richiamano a sinistra sono in grado di recuperare una rappresentanza del lavoro, non può che fare bene. Mi preoccupa la distanza che si sta creando tra la gente comune e la politica. I cittadini - ha sostenuto - non si sentono rappresentati».
giovedì 8 marzo 2012
Bersani scarica Landini: Fiom con No Tav? Niente Pd allo sciopero dei metalmeccanici
Landini apre le porte dello sciopero Fiom ai No Tav ma perde il Pd: Bersani non aderisce alla manifestazione dei metalmeccanici Cgil - Colpisce la povertà di proposte di Landini che chiama a raccolta tutte le forze antagoniste contro la Fiat e contro la riforma del mercato del lavoro - In pratica Fiom chiede più tasse per sostenere più investimenti pubblici
La Fiom porta in piazza i lavoratori metalmeccanici per protestare contro la Fiat, contro la trattativa per la riforma del mercato del lavoro, per la difesa dell'articolo 18 ed in generale per chiedere un nuovo "modello di sviluppo" basato su più tasse e su più investimenti statali. Fin qui nulla di nuovo. Ma la decisione di Landini di fare una grande manifestazione capace di coagulare tutti gli antagonismi e di trasformare le preoccupazioni di tanti lavoratori per la crisi economica in una massa d'urto potenzialmente attrice di una rivolta sociale, ha provocato una totale frattura con il Pd di Bersani che, prendendo a pretesto la presenza di esponenti dei No-Tav, non parteciperà alla manifestazione.
Novità clamorosa che era nell'aria da tempo, ma che il Pd non aveva mai trovato il coraggio di dichiarare pubblicamente, cercando di mantenere insieme la sua anima riformista con quella antagonista. Ma ora la Fiom ha tirato troppo la corda. Tra un partito che si candida a governare il paese e quindi deve avere idee realistiche e senso di responsabilità, ed un gruppo di antagonisti che si accontentano di dare testimonianza di una possibile strada alternativa globale (che peraltro, quando si è realizzata, ha portato lutti e povertà più che gioia e progresso), non può esserci confusione.
Accanto alla Fiom sono rimasti alcuni intellettuali come Flores d'Arcais e Furio Colombo, ed un manipolo di giornalisti che si affannano a dipingere Landini come l'unico rappresentante dei metalmeccanici trascurando la Fiom e la Uilm che pure in molte aziende raccolgono la stragrande maggioranza dei lavoratori. La parole d'ordine sono roboanti: difesa dei diritti e della Costituzione, difesa della democrazia, lotta per il lavoro. E più si alza il tono della retorica, più si vede la povertà delle proposte concrete. Il rifiuto di discutere sia con il Governo che nelle aziende delle modalità migliori per innalzare la produttività, e per ridurre il carico fiscale, comporta la rinuncia a qualsiasi prospettiva di miglioramento salariale per gli occupati ed ancor più per i tanti giovani che sono tagliati fuori dal mercato del lavoro. In nessun conto viene tenuto il monito del Governatore della Banca d'Italia, Visco, il quale ha ribadito che se vogliamo mantenere l'attuale livello di benessere dobbiamo lavorare di più, in più persone, e più a lungo, in quanto solo in questo modo potremo aumentare la produttività di tutti i fattori, lavoro, capitale e Stato.
Il passaggio definitivo della Fiom da un sindacato estremista ma comunque legato alle logiche della contrattazione, ad una formazione para-politica totalmente antagonista che gioca il proprio ruolo più nella società che dentro le fabbriche, è avvenuto con lo scontro a Pomigliano ed in generale con la Fiat. Uno scontro che, passo dopo passo, ha portato ad un contratto totalmente separato per l'auto e all'uscita della Fiom da tutte le fabbriche dell'azienda torinese. Visto con il senno di poi, appare evidente che la Fiom ha avviato un pretestuoso braccio di ferro con la Fiat più per il valore simbolico e di bandiera che quello che avviene a Torino ha sempre avuto nel Paese, che per il merito delle richieste avanzate dall'azienda, visto che la stessa Fiom firma accordi simili in altre imprese di minori dimensioni e di minor impatto mediatico. Ora si è imboccata la via giudiziaria, che al di là della imprevedibilità delle sentenze della magistratura, è un po' la testimonianza della incapacità di fare il proprio mestiere di sindacalista.
Per mascherare la propria sconfitta nelle fabbriche, Landini si pone ora, secondo quanto scrive Flores d'Arcais, come catalizzatore di tutte le lotte sociali che ci sono in Italia, favorito in ciò dall'aureola del martire del sistema capitalistico che, come spesso accade, circonda la figura di chi ha condotto le proprie truppe in un vicolo cieco in seguito a gravi errori di tattica e di strategia.
La trattativa sul mercato del lavoro, riforma indispensabile per superare il gap di competitività che ci separa dagli altri paesi sviluppati e per dimostrare al mondo che l'Italia ha imboccato la strada di un rinnovamento che crea condizioni più adatte alla crescita, era stata sospesa anche per consentire alla Fiom di fare la propria manifestazione senza poter attaccare punti specifici di una possibile intesa. Lunedì si può ripartire per affrontare i numerosi problemi tecnici aperti, per valutare attentamente le risorse necessarie a rendere efficace la riforma degli ammortizzatori sociali e per capire come modificare l'articolo 18. Si tratta di temi tecnicamete ancor prima che politicamente, complessi. Non si possono aumentare i costi per le imprese e nello stesso tempo bisogna dare maggiori tutele a quanti perdono il posto di lavoro, mettendo però in piedi un sistema capace di offerire a chi è momentanemente disoccupato sia una effettiva formazione, sia un ricerca efficace di un lavoro alternativo. Naturalmente mettendo l'obbligo per il lavoratore di accettarlo pena la perdita del sussidio di disoccupazione. Come si vede una vera rivoluzione.
In questo contesto occorre modificare l'articolo 18. Si tratta da un lato di ridurre i tempi delle cause giudiziarie che in qualche caso sono durate anche 7-8 anni, e su questo tutti sembrano concordare. Ma poi bisogna chiarire cosa si intende per "giusta causa" senza lasciarne l'interpretazione alla piena discrezionalità del giudice. Questo è più complesso perchè bisogna limitare il diritto al reintegro solo ai casi di licenziamento discriminatorio e stabilire per gli altri casi una compensazione in denaro. Sono problemi difficili. Ma se si sta al tavolo con spirito costruttivo allo scopo di rimettere in marcia l'economia di un paese da troppo tempo ferma, la soluzione si può trovare. Se invece ci si limita ad agitare la piazza con parole d'ordine irrealistiche che delineano un immaginario paradiso terrestre, allora non solo si condannano i lavoratori a non avere nessuna prospettiva di miglioramento salariale,ma si rischia anche di far correre all'intero Paese una nuova fase di arretramento e di marginalizzazione.
Il diktat-Marchionne, che esilia la Fiom dalla fabbrica, cioè il sindacato dal suo paese, si è fatto legge contro la legge, nella svagata disattenzione dei più e nell’omertoso applauso di troppi. Eppure, l’intera memoria storica ci ammonisce che la libertà è indivisibile, vive in vasi comunicanti, calpestata e avvelenata a Pomigliano è a repentaglio non solo in ogni fabbrica e luogo di lavoro, ma in ogni agorà della politica, in ogni valle, fin dentro il focolare domestico (costituito ormai dalla tv).
Scendere in piazza con la Fiom dovrebbe perciò essere un riflesso istintivo per qualsiasi cittadino che ancora non consideri carta straccia la Costituzione repubblicana che la Resistenza ci ha regalato. Di più. Una democrazia ha bisogno di un’opposizione, cessa di essere viva e vegeta se nel suo orizzonte circola solo il corrivo plauso al governo. Poiché opposizione democratica non è certo lo spurgo di pulsioni separatiste e razziste che si riconosce nei Bossi e altri Calderoli, oggi l’Italia è una democrazia dimezzata. L’opposizione esiste nella società civile, vitalissima anzi da oltre dieci anni, a partire da un indimenticabile “resistere, resistere, resistere”, nelle sue lotte e nei suoi movimenti di opinione, nella sua screziata realtà dai girotondi ai No Tav.
Ma non è rappresentata in Parlamento e nella vita politica. Anomalia che dovrebbe preoccupare ogni democratico. Anche perché lotte sacrosante inascoltate, intorno alle quali la politica sa solo innalzare il filo spinato della menzogna mediatica, rischiano di diventare permeabili alle sirene della violenza, grazie alla protervia d’establishment che come unico argomento conosce l’appetito degli appalti.
La Fiom può diventare con lo sciopero nazionale di domani il catalizzatore di tutte le lotte senza rappresentanza, l’argine contro le tentazioni del corto circuito disperazione/violenza, la “forza tranquilla” di un interesse generale alternativo a quello del governo Napolitano-Monti-Passera. Facendo rigorosamente il sindacato, offre al paese l’opposizione democratica che manca. Per questo è sperabile che domani, accanto ai cittadini metalmeccanici, le piazze si riempiano di cittadini tout court.
