martedì 6 dicembre 2011

A dare il benvenuto ai 15mila delegati e delegate della CGIL nel giorno dell'assemblea nazionale straordinaria è Paolo Serventi Longhi, direttore di “Rassegna sindacale”. Sul palco allestito al Palalottomatica si è tenuto oggi un importante confronto con al centro il tema del 'Lavoro: unica cura per il Paese'. E' questo infatti lo slogan scelto dalla Confederazione per l'Assemblea. “Il lavoro che c'è, quello che non c'è, il lavoro dei precari, ma anche delle donne e dei migranti. Parleremo - ha detto Serventi Longhi - dei contratti, delle tante vertenze che ancora non hanno una soluzione".

Sul palco si sono succedute le testimonianze di 13 lavoratori, 13 facce della crisi che hanno raccontato il lavoro oggi in Italia. Dopo la relazione introduttiva del Segretario Confederale della CGIL Fulvio Fammoni, a prendere la parola dal palco del Palalottomatica è Simona Petracca delegata della FILLEA CGIL alla Jafab, un'azienda in crisi "per mafia". Simona ha aperto il suo intervento raccontando la lunga agonia che l'azienda e i lavoratori hanno affrontato, a partire dal cambio di proprietà, i licenziamenti, la Cassa integrazione ordinaria e poi straordinaria. “La FILLEA - ha affermato la delegata - ci accompagna in questo periodo buio e ci permette di svolgere al meglio la funzione di delegati”, in questo modo, ha spiegato “possiamo tentare di lottare per i lavoratori”. Nel concludere Simona ha avvertito: “a noi impiegati superflui resta il riciclo, ma non siamo, disposti pur di lavorare, a rinunciare ai contratti che regolano i diritti dei lavoratori”.

“La situazione è difficile per tutti anche per chi lavora in banca. Unicredit ha più di 5mila esuberi”. A raccontarlo è Andrea Bonansea delegato della FISAC CGIL, che ha spiegato come si stia battendo con la categoria per tutelare le lavoratrici ed i lavoratori, e far sì che la crisi economica che si sta riversando anche sulle banche, non danneggi ancora di più i dipendenti. Tante le difficoltà in questa fase e se è indiscutibile che il sistema bancario ha contribuito ad aumentare la crisi, anche con investimenti sbagliati, finanziamenti inadeguati e scelte errate, il rischio è, ha sottolineato Andrea, “che la necessità di ridurre le spese e tagliare i costi si riversi solo sul personale”. "È necessario ridurre, ma anche investire" ha affermato il delegato "tagliare i costi alle consulenze milionarie, ma anche assumere per dare un contributo alla diminuzione della disoccupazione e aumentare la stabilizzazione dei giovani”.

La storia di Martina Bedin delegata FP CGIL presso la Cooperativa sociale 'Codess' a Padova, è quella dei tanti operatori socio-sanitari nel settore dell'assistenza agli anziani, che vivono i tagli al settore pubblico sulle loro spalle. “Il mio lavoro mi piace, è un lavoro faticoso, ma ha una retribuzione bassa” ha lamentato la delegata. “Io dovrei prendermi cura delle persone. Ma ho anche paura di perdere il lavoro. Ho bisogno del mio lavoro per vivere”, ha raccontato Martina. La delegata della FP CGIL ha continuato, spiegando come “a causa dei tagli ai servizi pubblici effettuati dalla manovra, ci vengono ridotte le ore di lavoro, arriviamo a 12, 15 ore di lavoro a settimana. Riuscirò – ha domandato Martina - a prendere una pensione dignitosa?”. Rivolgendosi al Governo Monti la sindacalista ha detto “vorrei dire che quelli come noi sono in ristrettezze economiche, con limitate possibilità di poter investire nella propria istruzione e in quella dei propri figli. È ora – ha concluso - che chi non ha mai pagato cominci a pagare”.

Non è mancata dal palco del Palalottomatica a Roma la testimonianza del mondo dei precari. “Estendiamo i diritti, non la precarietà”. E' questo il grido di Valentina Messana, giovane 'NON+ disposta a tutto' e praticante in uno studio legale a Pisa, che, prendendo la parola ha evidenziato come 'giovani e precari' sia diventato, purtroppo, un "binomio inscindibile". "Siamo una generazione tradita nelle aspettative e nei nostri sogni" nonostante, ha affermato Valentina "abbiamo una formazione scolastica e universitaria molto più elevata rispetto alle generazioni precedenti". Tuttavia, ha insistito Valentina, "non ci rassegniamo a rimanere una generazione sconfitta, per questo abbiamo intrapreso, con la campagna 'Giovani Non+ disposti a tutto', un lungo percorso contro la precarietà. Dobbiamo porre fine ai ricatti, basta ai finti stage e tirocini e basta con le finte partite IVA. Dobbiamo - ha concluso Valentina Messana - estendere i diritti a tutti i lavoratori e le lavoratrici".


A rappresentare il mondo dell'industria e dei lavoratori metalmeccanici è Pino Viola delegato FIOM CGIL, da 30 anni alle officine Grugliasco (ex carrozzeria Bertone). Pino ha raccontato la grave crisi che negli ultimi sei anni ha investito l'azienda in cui lavora e ha sottolineato l'importanza dell'iniziativa della FIOM CGIL che “ha permesso il passaggio dall'amministrazione straordinaria alla FIAT, azienda che però si è dimostrata incapace di mantenere un confronto con le RSU”. Nel denunciare l'attacco “furibondo e ossessivo” ai lavoratori che la FIAT sta portando avanti, Pino Viola ha affermato: “la verità è che per la produzione in Italia non ci sono prospettive”. Per questo la CGIL che “da sempre guarda al bene comune del Paese”, ha concluso il delegato della ex Bertone “deve fare la sua parte nel difendere e tutelare tutti i lavoratori. Bisogna fare proposte, serve una produzione industriale in Italia”.

"Sono una stabilizzata miracolata" si definisce cosi Francesca Assennato delegata FLC CGIL, "che lavora presso l'Istituto superiore di Protezione Ambientale. Consapevole delle difficoltà di questa generazione, ringrazio la CGIL perché ha contribuito a far si che si parli di precarietà, tema fino a qualche anno fa rimasto in sordina”. In questi anni di tagli la politica ha cercato di ammazzare il settore pubblico, “non vogliamo più vedere questo scempio, ed oggi sarebbe folle non investire nell'istruzione e nella ricerca: una nuova istruzione libera e laica in spazi sicuri è indispensabile”. Francesca ha voluto richiamare l'attenzione sugli ultimi disastri ambientali che hanno colpito l'Italia da nord a sud che sono il risultato di politiche miopi e superficiali. Gli enti di ricerca sono continuamente messi in discussione, strangolati dai tagli, e ormai non più in condizione di svolgere con attenzione le proprie attività. "Non siamo messi in condizione di poter lavorare bene – he denunciato la delegata FLC CGIL-. Sappiamo bene che prevenire costa meno che intervenire dopo”. Ma, tutto ciò, secondo Francesca “vorrebbe dire cambiare le priorità della politica, destinare soldi alla gestione di un fiume calmo e non ad un centro commerciale. Sono scelte che – ha concluso Francesca - difficilmente vengono utilizzate in campagna elettorale, ma bisognerebbe assumersi la responsabilità di proporle”.

C'è anche chi il lavoro l'ha perso, all'assemblea dei delegati e delle delegate della CGIL. Pasquale Casarano del NidiL CGIL era un lavoratore in somministrazione presso l'INPS di Napoli. Come tanti, ha vissuto i tagli al personale della pubblica amministrazione, voluti dal governo precedente, che hanno colpito prima di tutto i lavoratori precari. “Noi lavoratori precari presso l'INPS rappresentavamo il 6% della forza lavoro dell'Istituto. Con i nostri licenziamenti, non solo si è capito che il governo precedente non aveva rispetto per il lavoro, ma si è causato anche un pesante disagio per l'utenza, a cui noi fornivamo servizi importanti, come la Cassa integrazione, la disoccupazione, l'invalidità civile”, ha continuato Pasquale. Al Governo il NidiL CGIL chiede di elaborare una “riforma strutturale del mercato del lavoro, perché la crisi non può essere un alibi per completare la macelleria sociale. Vogliamo – ha concluso - che vengano date risposte ai tanti problemi del lavoro, non che si continui per la strada della disoccupazione e della marginalità, che non fa altro che creare nuovi schiavi”.

“So di essere un lavoratore 'privilegiato' rispetto alle tante persone che oggi sono qui e che hanno un'occupazione precaria, perchè ho un lavoro stabile". Ha esordito così Enzo Collorà, delegato SILP CGIL nella squadra mobile di Palermo, che ha aggiunto "purtroppo i pesanti tagli a tutto il comparto sicurezza stanno rendendo il nostro lavoro sempre più difficile". Per il futuro dell'Italia, secondo Collarà, è importante investire nella sicurezza, soprattutto in un Pase come il nostro in cui è forte la corruzione, l'illegalità e l'economia mafiosa. Con i pesanti tagli, Collarà ha sottolineato come si sia generata “più insicurezza: meno controlli e interventi meno tempestivi”. Inoltre, ha avvertito il delegato CGIL "con i tagli alle intercettazioni le indagini alla corruzioni e alla malavita organizzata non andranno da nessuna parte. "Per questo - ha concluso Enzo Collarà - da cittadino, da poliziotto e da orgoglioso delegato del SILP CGIL faccio appello al nuovo governo: si torni ad investire nella sicurezza e ci fornisca degli strumenti adatti per operare".

“Parlare di trasporti significa tenere gli occhi fissi sul contesto nazionale e internazionale”, così Sara Tripodi delegata FILT CGIL Milano, lavoratrice del trasporto ferroviario ha introdotto il suo intervento. Sara ha illustrato la difficile situazione in cui versa il sistema dei trasporti e quello ferroviario nel nostro paese. “La drastica riduzione delle risorse – ha spiegato Sara - ha comportato: aumento delle tariffe, tagli alle corse e ripercussioni economiche e ambientali”. Per quanto riguarda il rinnovo del contratto della mobilità la delegata ha ricordato il prossimo sciopero del 15 e 16 dicembre perchè, ha affermato la delegata FILT CGIL “siamo stanchi di una trattativa che da 4 anni non ha avuto alcun esito”. Il governo, ha insistito la sindacalista “è parte chiamata in causa. Il contratto deve permettere l'assunzione di migliaia di lavoratori, abbiamo bisogno di regole comuni”. Nel concludere Sara Tripodi ha avvertito “non abbiamo paura di un contratto che parli di qualità ed efficienze perchè sappiamo l'importanza della mobilità per il paese”.

A volte, le difficoltà della crisi economica nascondono altre esigenze. È il caso di Sanafi, azienda farmaceutica con diverse sedi in Italia, dove lavora Jide Bominbade ricercatore e delegato FILCTEM CGIL a Milano. “Secondo il nuovo piano industriale presentato ci sarà il 15% del tagli del personale, più di 600 esuberi” ha avvertito Jide. Secondo il delegato FILCTEM non si tratta di un'azienda in crisi, ma di nuove esigenze di mercato. “I lavoratori – ha concluso Jide - non ci stanno e sono in stato di agitazione, vogliono portare alle luce, la verità”.

“Noi siamo la categoria dei lavoratori invisibili, siamo i lavoratori dei call center” così si definisce Michela Miceli, ex lavoratrice Teleperformance di Taranto ed RSU della SLC CGIL. “Abbiamo creduto nella nostra azienda, nel nostro lavoro, è stato facile affezionarsi all'azienda. Ci avevano fatto un contratto a tempo indeterminato, che voleva dire poter avere un futuro per noi e per i nostri figli” ha raccontato Michela. Anche lei è la testimonianza di una storia di licenziamenti di massa, “abbiamo fatto tanti sacrifici per la nostra azienda, poi sono cominciati gli esuberi per più di 2 mila lavoratori”. Non è stata la crisi a causare i licenziamenti, ma il trasferimento della sede nei Paesi con manodopera a più basso costo. “L'unica cosa che chiediamo – ha concluso Michela - è di lavorare dignitosamente, perché la nostra dignità non ce la toglieranno mai”.

“Il settore della vigilanza privata vuole fare la sua parte per aiutare l'Italia ad uscire dalla crisi, ma dobbiamo essere considerati parte importante di questo Paese, non più una riserva indiana”. Ha dichiarato, nel corso del suo intervento, Andrea Negri, RSA FILCAMS nel settore della vigilanza privata. Un'occupazione, secondo il delegato, spesso trascurata dall'opinione pubblica. Rivolgendosi al Premier Monti, che domani annuncerà la manovra alle parti sociali, Negri ha ribadito l'importanza di “rigore, crescita ed equità”, ma ha precisato “noi accettiamo maggiore rigore, ma si deve coniugare con l'equità per far ripartire la locomotiva della nostra economia, i sacrifici richiesti devono guardare anche verso la crescita”.

Infine, a testimoniare la lotta della CGIL contro il caporalato è Ivan Jean Pierre Sagnet delegato FLAI CGIL. Ivan è uno studente universitario al Politecnico di Torino che d'estate, per pagare le tasse universitarie, raccoglie pomodori sotto caporale in Puglia a Nardò. Ivan è uno di coloro che questa estate ha organizzato il primo sciopero di lavoratori migranti agricoli nei campi pugliesi. Il delegato della FLAI CGIL ha raccontato la sua esperienza nei campi di raccolta di pomodori e angurie in Puglia, dove centinaia di immigrati vivono in condizioni di vita “disumane”, ridotti allo stato di “schiavitù” dai caporali. “Non è stato facile – ha spiegato Ivan - organizzare lo sciopero, ma grazie alla FLAI CGIL siamo riusciti a realizzare qualcosa di straordinario questa estate”. Ivan ha poi elencato alcune vittorie ottenute grazie alla FLAI CGIL: una legge contro il reato penale del caporalato e un provvedimento regionale sulle liste di prenotazione per l'impiego “che permettono un rapporto diretto con l'azienda”, perchè ha affermato il delegato “le aziende devono capire che hanno responsabilità e la loro forza sono i lavoratori”.

Queste sono solo 13 testimonianze di lavoratori vittime di crisi aziendali, di politiche del lavoro sbagliate, di un sistema che ha incentivato sempre più il precariato e il lavoro nero. Ma sono milioni i lavoratori con la loro storia da raccontare e che insieme alla CGIL vogliono dire che 'Il lavoro è l'unica cura per il Paese'.

domenica 4 dicembre 2011

In uno dei suoi ultimi sgangherati interventi contro la Fiom, sempre più uguali a quelli di Berlusconi contro i comunisti, Sergio Marchionne ha anche esaltato le scelte che prepara il governo Monti. Dal suo punto di vista ha perfettamente ragione. L’impostazione economica del governo, almeno secondo tutto quello che appare dalle indiscrezioni che lo stesso governo volutamente fa uscire, corrisponde nella società italiana a quello che Marchionne fa in Fiat. Vediamo qualche dato. E’ uscito su Il Sole-24 Ore un articolo che paragona la condizione degli operai dello stabilimento Volkswagen di Wolsfburg con quella degli operai Fiat di Pomigliano, dopo l’accordo che l’azienda vuole estendere a tutti i lavoratori del Gruppo. Un operaio tedesco guadagna 2.100 euro al mese contro i 1.200 di quello Fiat. L’orario di lavoro settimanale massimo è di 35 ore, quello successivo è pagato straordinario e deve essere concordato, non comandato dall’azienda. L’orario effettivo della prestazione è di 420 minuti al giorno per l’operaio Fiat mentre è di 392 minuti per quello Volkswagen. Oltre questo ci sono migliori regolamenti sulla malattia, sui diritti e naturalmente la piena libertà di eleggere il proprio consiglio di fabbrica, tutto a vantaggio degli operai tedeschi. Ciò nonostante l’amministratore delegato della Fiat sostiene che in Italia non si può produrre perché non siamo competitivi e abolisce le libertà sindacali. Il governo Monti si trova di fronte a una situazione sociale del paese che paragonata con quella dei paesi del Nord Europa è simile al confronto fra Fiat e Volkswagen. Nel nostro paese la ricchezza è concentrata nel 10% della popolazione, che detiene la metà del patrimonio globale degli italiani. Mancano indennità di disoccupazione, la scuola pubblica è a catafascio, i servizi ferroviari regionali secondo l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato si fermeranno a febbraio. Tutti i servizi sociali sono in crisi o sotto finanziati, mentre i pochi soldi rimasti si investono nelle grandi opere invece che nella salvaguardia del suolo, del territorio, del patrimonio culturale e dei beni comuni. I salari sono tra i più bassi dell’Ocse e oggi calano pesantemente rispetto all’inflazione, mentre la stragrande maggioranza dei pensionati vive con meno di 800 euro al mese. Anche le pensioni di anzianità, scandaloso privilegio secondo alcuni, non ci mettono in condizioni migliori del resto dell’Europa. L’età effettiva del pensionamento in Italia è uguale a quella della Germania e superiore a quella della Francia. Siamo in recessione mentre c’è la disoccupazione giovanile e femminile tra le più alte del continente e mentre intere aree del Mezzogiorno precipitano nel disastro sociale. Su tutto questo trionfano l’evasione fiscale e la corruzione. Insomma in poche cose siamo come gli altri paesi, ma in quasi tutti gli aspetti della vita civile e sociale, stiamo peggio del resto dell’Europa. Ciononostante, per il governo Monti come per Marchionne bisogna fare ancora sacrifici. Milioni di famiglie italiane rischiano il default della propria vita per la caduta dei redditi, ma tutto deve essere sacrificato sull’altare del debito. Così si annunciano misure contro le pensioni che avranno un effetto devastante sia sui redditi dei pensionati, sia sull’occupazione, sia sulle condizioni di lavoro. Si impone l’Ici sulla prima casa e si aumenta l’Iva con effetti terribili sui redditi più bassi. Si annuncia l’attacco all’articolo 18 che comincia dai giovani, ma si estenderà a tutti, così come ha fatto Marchionne, anche se c’è stato chi ha sostenuto che Pomigliano sarebbe stata un’eccezione. E infine si impone l’assurdità del pareggio di bilancio in Costituzione. Che comporterà costi sociali incalcolabili, visto che gli interessi che si pagano sul debito pubblico sono oggi dai 70 ai 100 miliardi all’anno e quindi l’obbligo del pareggio significa togliere ogni anno la stessa cifra ai servizi sociali, ai diritti, alla scuola, alla civiltà del nostro paese. Naturalmente ci sono delle differenze tra l’operare di un capo di governo e di un capo d’azienda multinazionale, qualche mediazione linguistica e politica bisogna pure farla. Ma la sostanza del comune sentire che unisce Monti e Marchionne è che entrambi pensano che per curare il malato bisogna somministrargli dosi sempre più forti di quella stessa medicina che lo ha fatto ammalare. Sono entrambi liberisti ultrà che pensano che solo il mercato, la globalizzazione, la selezione sociale che ne deriva, possono salvare il paese o le fabbriche. E invece li affondano. Li affondano perché le misure del governo, oltreché ingiuste sono anche incapaci di affrontare la recessione, anzi l’aggraveranno. E perché l’antisindacalità di Marchionne copre solo lo smantellamento complessivo dell’investimento industriale Fiat in Italia. Stessa è la logica che ispira Monti e Marchionne e stesso è il fastidio che a questo punto provocano quegli ipocriti distinguo che nel palazzo si fanno tra l’uno e l’altro e dall’uno e dall’altro. In Italia c’è oggi un governo imposto dall’Europa delle banche che applica nel paese le regole e le logiche della finanza e delle grandi multinazionali. La discriminante di fondo è tra chi quelle scelte le avversa, per costruire un’alternativa, e chi invece le accetta o sostiene. Tutto il resto sono chiacchiere.

ROMA - In questa Italia, può accadere, che mentre si lavora in nero in un'azienda di confezionamento di frutta e verdura, si venga schiacciati da un muletto, e che il tuo datore di lavoro, non si scomponga più di tanto, e ti regolarizzi, mezz'ora dopo.


Si, avete letto bene, mezz'ora dopo la morte, però si bada bene dal dirlo agli organi di vigilanza.
Anzi, fa sapere, che lui, ti aveva assunto un paio di giorni prima. E' quello che purtroppo è accaduto a Maria Muntean, una povera ragazza romena di soli 22 anni, che lavorava come operaia, in questa ditta di confezionamento frutta e verdura a San Pietro di Cavarzere, in provincia di Venezia, che è morta 20 giorni fa, schiacciata da un muletto. Io voglio sperare, che domani o un tg o un quotidiano nazionale o un agenzia di stampa nazionale o una radio nazionale o una settimanale o una rivista o un programma di attualità, insomma, qualcuno dei media nazionali, lo dica quello che è successo a questa povera operaia di 22 anni, perchè oggi non hanno detto una sola parola in merito. Solo il Gazzettino, quotidiano locale ne ha parlato. Qui siamo andati oltre la vergogna, non riesco a trovare la parola, per descrivere tutto ciò.
Non è possibile che ancora nel 2011 accadano queste cose in Italia. Ma come possiamo definirci un paese civile?

E dopo questo, ci sono anche molti, troppi mezzi d'informazione, che ancora le chiamano "morti bianche" e "tragiche fatalità. Non sono mai tragiche fatalità, ma sono dovute al perchè nei luoghi di lavoro non si rispettano neanche le minime norme di sicurezza sul lavoro. Sono dovute allo sfruttamento dei lavoratori, "in nero", in grigio, con contratti precari, che non possono permettersi di pretendere la sicurezza sul lavoro, come chiedeva loro il Ministero del Lavoro, con lo spot vergogna "Sicurezza sul lavoro, la pretende chi si vuole bene", altrimenti vengono mandati a casa. E' questo che un paese civile dovrebbe combattere. Se quando muore un lavoratore, l'azienda venisse chiusa, e il datore di lavoro spedito il galera, cambierebbe qualcosa, probabilmente aumenterebbe anche quella "cultura della sicurezza sul lavoro", di cui molti politici, sindacalisti parlano, quando accadono queste stragi sul lavoro, ma purtroppo nessuno fa nulla perchè aumenti. Allora si, potremmo definirci davvero un paese civile!

Dopo aver letto vari articoli sulla IPOTETICA manovra che sará presentata domani, al di lá dei numeri, delle percentuali, delle aliquote e di tutta la terminologia tipica dei politici e dei “salvatori della patria”, la legge che sará presentata, in realtá contiene una FILOSOFIA ben chiara. I ricchi, i furbi, i burocrati e superburocrati, le caste civili e militari, i politici, il clero, gli evasori fiscali ed i fuorilegge sono e saranno sempre tutelati. Questa é gente “eletta da Dio” e pertanto deve essere SEMPRE tutelata. Infatti, la manovra da 24 miliradi serve solo per assicurare la continuitá della loro bella ed agiata vita. Fra 3-4 mesi ci chiederanno altri 15-20 miliardi; fra 7-8 mesi ci chiederanno altri 20-30 miliardi...... Di tutte le altre categorie sociali, interessa solo che paghino. Possono pagare in contanti, a rate, con immobili, con titoli, con il lavoro; possono pagare come vogliono. L’importante é che paghino. SEMPRE. Ovviamente, per chi non puó pagare, esistono tubi di gas, ponti da cui lanciarsi, binari sui quali distendersi, corde da cui penzolare, ecc...ecc... Non vedo altra interpretazione da poter dare alla manovra descrittaci dai masmedia. Tuttavia, mi auguro che la manovra che sará presentata dal governo, sia diversa da quella raccontataci dai giornali.