sabato 4 giugno 2011
Gruppo Marcegaglia condannato dal giudice del lavoro per comportamento antisindacale
È stato “svilito il ruolo del sindacato sul piano dell’effettività dell’azione, della credibilità e dell’immagine rispetto ai lavoratori”. Così scrive il giudice del lavoro del Tribunale di Ravenna, Roberto Riverso, nella sentenza con cui ha condannato per comportamento antisindacale il gruppo Marcegaglia Spa, la ditta di famiglia del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Secondo il giudice, l’azienda ha impegnato nella sua attività di produzione a Ravenna 40 dipendenti formalmente assunti da una società diversa, la Nuova Inde srl di Udine, proprio durante le trattative sindacali per il salario d’ingresso. Il giudice Riverso ha quindi ordinato al gruppo di assumerli a tempo indeterminato – a partire dalla data del loro ingresso nello stabilimento di Ravenna – e con il trattamento riservato ai dipendenti del gruppo. Anziché il salario d’ingresso previsto poi dall’accordo sindacale raggiunto il 12 aprile scorso.
Marcegaglia Spa è stata poi condannata a pagare le spese processuali alla Fiom-Cgil di Ravenna, che aveva presentato ricorso. Soddisfatto il sindacato: “Il salario d’ingresso – spiega il segretario provinciale Milco Cassani – avrebbe portato i 40 dipendenti a raggiungere il 100 per cento del salario aziendale in sei anni e mezzo, con un danno a testa di circa 25mila euro“.
La vicenda risale alla fine del 2010, ricorda la Fiom in una nota, quando il gruppo della presidente di Confindustria aveva annunciato l’assunzione di 200 apprendisti, di cui 100 a Ravenna. Dopo la promessa di nuovi posti di lavoro, nello stabilimento emiliano si era aperta la consultazione interna per trovare un accordo sul cosiddetto ‘salario di ingresso’. Mentre era ancora in corso la trattativa con il sindacato, spiega la Fiom, l’azienda aveva assunto 40 lavoratori attraverso la società Nuova Inde. Ma con un salario più basso rispetto a quello previsto dal contratto nazionale attivo al momento. Questa società, costituita a ottobre 2010 nell’ambito del gruppo Danieli – partner tecnologico e strategico della Marcegaglia Spa – , con capitale sociale di 10mila euro, è stata poi acquistata da Marcegaglia per 100mila euro. “I 40 lavoratori – continua la Fiom, citando la sentenza -, assunti formalmente in provincia di Udine, erano stati trasferiti e distaccati nella sede Marcegaglia Spa di Ravenna che aveva bisogno di manodopera per produrre”. Solo ad aprile 2011 quelli che di fatto erano dipendenti del gruppo sono stati assunti dalla Marcegaglia.
Una mossa “costruita ad arte – secondo il giudice che ha condannato l’azienda – per far sì che Marcegaglia Spa potesse avere a disposizione lavoratori a buon mercato, da utilizzare normalmente nella produzione, nelle more della definizione dell’accordo aziendale sul salario di ingresso”. Riverso, quindi, ha ordinato al gruppo di formalizzare l’assunzione di questi dipendenti “fin dalla data di ingresso nello stabilimento di Ravenna ed applicando loro il normale trattamento vigente in quanto dipendenti Marcegaglia Spa a tempo indeterminato”.
Il gruppo Marcegaglia ha annunciato che impugnerà il provvedimento del giudice. “Stiamo approfondendo le motivazioni di un provvedimento che desta francamente sconcerto”, afferma l’avvocato Marcello Giustiniani. “E che sembra avere motivazioni più politiche che giuridiche. Ci attendono ancora tre gradi di giudizio e ci aspettiamo una maggior serenità ed oggettività nella valutazione finale”
È stato “svilito il ruolo del sindacato sul piano dell’effettività dell’azione, della credibilità e dell’immagine rispetto ai lavoratori”. Così scrive il giudice del lavoro del Tribunale di Ravenna, Roberto Riverso, nella sentenza con cui ha condannato per comportamento antisindacale il gruppo Marcegaglia Spa, la ditta di famiglia del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Secondo il giudice, l’azienda ha impegnato nella sua attività di produzione a Ravenna 40 dipendenti formalmente assunti da una società diversa, la Nuova Inde srl di Udine, proprio durante le trattative sindacali per il salario d’ingresso. Il giudice Riverso ha quindi ordinato al gruppo di assumerli a tempo indeterminato – a partire dalla data del loro ingresso nello stabilimento di Ravenna – e con il trattamento riservato ai dipendenti del gruppo. Anziché il salario d’ingresso previsto poi dall’accordo sindacale raggiunto il 12 aprile scorso.
Marcegaglia Spa è stata poi condannata a pagare le spese processuali alla Fiom-Cgil di Ravenna, che aveva presentato ricorso. Soddisfatto il sindacato: “Il salario d’ingresso – spiega il segretario provinciale Milco Cassani – avrebbe portato i 40 dipendenti a raggiungere il 100 per cento del salario aziendale in sei anni e mezzo, con un danno a testa di circa 25mila euro“.
La vicenda risale alla fine del 2010, ricorda la Fiom in una nota, quando il gruppo della presidente di Confindustria aveva annunciato l’assunzione di 200 apprendisti, di cui 100 a Ravenna. Dopo la promessa di nuovi posti di lavoro, nello stabilimento emiliano si era aperta la consultazione interna per trovare un accordo sul cosiddetto ‘salario di ingresso’. Mentre era ancora in corso la trattativa con il sindacato, spiega la Fiom, l’azienda aveva assunto 40 lavoratori attraverso la società Nuova Inde. Ma con un salario più basso rispetto a quello previsto dal contratto nazionale attivo al momento. Questa società, costituita a ottobre 2010 nell’ambito del gruppo Danieli – partner tecnologico e strategico della Marcegaglia Spa – , con capitale sociale di 10mila euro, è stata poi acquistata da Marcegaglia per 100mila euro. “I 40 lavoratori – continua la Fiom, citando la sentenza -, assunti formalmente in provincia di Udine, erano stati trasferiti e distaccati nella sede Marcegaglia Spa di Ravenna che aveva bisogno di manodopera per produrre”. Solo ad aprile 2011 quelli che di fatto erano dipendenti del gruppo sono stati assunti dalla Marcegaglia.
Una mossa “costruita ad arte – secondo il giudice che ha condannato l’azienda – per far sì che Marcegaglia Spa potesse avere a disposizione lavoratori a buon mercato, da utilizzare normalmente nella produzione, nelle more della definizione dell’accordo aziendale sul salario di ingresso”. Riverso, quindi, ha ordinato al gruppo di formalizzare l’assunzione di questi dipendenti “fin dalla data di ingresso nello stabilimento di Ravenna ed applicando loro il normale trattamento vigente in quanto dipendenti Marcegaglia Spa a tempo indeterminato”.
Il gruppo Marcegaglia ha annunciato che impugnerà il provvedimento del giudice. “Stiamo approfondendo le motivazioni di un provvedimento che desta francamente sconcerto”, afferma l’avvocato Marcello Giustiniani. “E che sembra avere motivazioni più politiche che giuridiche. Ci attendono ancora tre gradi di giudizio e ci aspettiamo una maggior serenità ed oggettività nella valutazione finale”
giovedì 2 giugno 2011
mercoledì 1 giugno 2011
BRUXELLES – Mario Borghezio per il 2 giugno esporrà un tricolore con lo stemma sabaudo “in omaggio a Guareschi e a quei tantissimi cittadini che, come me, non si riconoscono nell’Italia della mafia e in quella che si inchina ai ‘fratelli mussulmani’” e “in attesa, fiduciosamente, della libertà della Padania”.
L’eurodeputato della Lega Nord lo ha annunciato con un comunicato in cui si è chiesto: “Ma cosa si festeggia domani?”. “Una bella domanda – si risponde Borghezio – perché anche se nessuna autorità istituzionale ha sentito il dovere di precisarlo, questo non è certo il centocinquantesimo della Repubblica italiana (e neanche dell’unità, realizzatasi solo con la Vittoria del 1918). Diciamo la verità: questo è il centocinquatenario del Regno d’Italia!”.
“Allora”, secondo l’esponente leghista, “perché non si espone il tricolore con lo stemma sabaudo, neppure al Pantheon davanti alla tomba di Vittorio Emanuele II? Un minimo di rispetto della Storia lo imporrebbe…”.
“Per questo – ha concluso Borghezio – ho ritenuto doveroso, per il 2 giugno, esporre sul balcone di casa quella vecchia storica bandiera”
L’eurodeputato della Lega Nord lo ha annunciato con un comunicato in cui si è chiesto: “Ma cosa si festeggia domani?”. “Una bella domanda – si risponde Borghezio – perché anche se nessuna autorità istituzionale ha sentito il dovere di precisarlo, questo non è certo il centocinquantesimo della Repubblica italiana (e neanche dell’unità, realizzatasi solo con la Vittoria del 1918). Diciamo la verità: questo è il centocinquatenario del Regno d’Italia!”.
“Allora”, secondo l’esponente leghista, “perché non si espone il tricolore con lo stemma sabaudo, neppure al Pantheon davanti alla tomba di Vittorio Emanuele II? Un minimo di rispetto della Storia lo imporrebbe…”.
“Per questo – ha concluso Borghezio – ho ritenuto doveroso, per il 2 giugno, esporre sul balcone di casa quella vecchia storica bandiera”
"Nel momento della prova suprema, il nostro pensiero va a Silvio. A furia di evocare il cadavere del comunismo, ha finalmente portato un comunista a sindaco della sua città. A furia di chiedere un voto contro i magistrati, è riuscito a far eleggere un magistrato a sindaco di Napoli. Grazie Silvio, avanti così". - Marco Travaglio
È stata identificata come la causa più comune dell’elevato tasso di diossina nella formazione del cancro al seno. Un oncologo ha detto: “ le donne non dovrebbero bere l’acqua dalle bottiglie lasciate nelle automobili. Il calore reagisce con i prodotti chimici della plastica che libera la diossina nell’acqua.” La diossina è una tossina che trova un buon alloggio nel tessuto e genera il cancro al seno. Quindi dovreste essere molto prudenti e non bere mai l’acqua lasciata in automobile se c’è la bottiglia di plastica. Fate passare il messaggio a tutte le donne che conoscete. Abbiamo bisogno di diffondere queste informazioni che possono salvare delle donne! Utilizzate una borraccia in acciaio inossidabile o una bottiglia di vetro al posto di quella di plastica! Fatelo sapere anche a chi una figlia o un figlio se vi pare! Questa informazione circola dal centro medico dell’esercito. Non mettere i recipienti e gli imballaggi di plastica nel microonde. Né la bottiglia d’acqua nel congelatore. La diossina causa il cancro specialmente quello al seno. La diossina inquina tantissimo le cellule del vostro corpo. Non congelare le vostre bottiglie di plastica con l’acqua così che non liberi diossina dalla plastica. Il primario della clinica del benessere nell’ospedale di Castle, Edward Fujimoto ha parlato della diossina ed è quindi malvisto. Egli ha detto non dovremmo mai riscaldare il nostro cibo nel microonde, soprattutto nei recipienti di plastica perché la combinazione delle alte temperature libera la diossina nel cibo e di conseguenza nel nostro corpo. Raccomanda invece di utilizzare recipienti di vetro come il pyrex o Corning o recipienti in ceramica, si ottiene lo stesso risultato ma senza diossina. La carne o le zuppe istantanee dovranno essere tolte dal recipiente e riscaldate con qualcos’altro. La carta non è malvagia ma non sapete cosa contiene. È più sicuro utilizzare il vetro soprattutto per riscaldare. Vi ricordiamo che i fast-food hanno modificato i loro imballaggi per diversi problemi di cui la diossina è una delle ragioni. È anche molto dannoso il film plastico (PVC) per rinvolgere e riscaldare il cibo nel microonde. È come una bomba atomica nel cibo, il calore eccessivo miscela la tossina velenosa del film ai cibi. È meglio coprire il cibo con un tovagliolo di carta. Questo articolo dovrebbe essere inviato a tutte le persone importanti della vostra vita
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